I miei testi

Paolo Aloisi "Pomeriggio d'agosto" - tecnica mista su telaPaolo Aloisi "Pomeriggio d'agosto" - tecnica mista su tela

PAOLO ALOISI

 

Il gesto e l’anima

 

"L'arte spazza via dall'anima la polvere depositata dalla vita di tutti i giorni." P. Picasso

Paolo Aloisi, medico e artista, binomio che non mi pare più tanto strano avendo incontrato eccellenti artisti che “fanno anche il medico” nelle mie conoscenze professionali. Artisti che acuiscono, per la professione svolta, un bisogno particolare di “spazzare via la polvere” per tornare all’anima, all’emozione, a tutto ciò che di più impalpabile e istintivo vi è in ognuno di noi. Il gesto diviene mezzo espressivo diretto con essa, che conduce ed è condotto sulle mille varianti del colore, per esternare e comunicare l’incomunicabile. Vita vera spesso segreta e nascosta dall’incalzare senza sosta del mondo di oggi, dallo scorrere del tempo sempre più veloce e sempre più tiranno.

Aloisi ha la capacità di uscire da questo giro vizioso e ..dipinge. Mostra la sua anima, libera e piena di emozioni forti o leggere, buone o cattive, esattamente come la vita le propone. Capacità non comune è quella di riuscire con pochi gesti e pennellate a rendere immediata la comunicazione con i fruitori dell’opera. "Arte è l'eliminazione del superfluo." affermava sempre Picasso, pochi segni e tutto può prendere corpo, il movimento del gesto che pone le pennellate o le gocciolature , i contrasti, le combinazioni cromatiche creano una armonia ed una “musica” che l’occhio coglie immediatamente  e fa sua. Le opere di Aloisi hanno titoli spesso descrittivi, come  “Spazio cellulare” o “Attività mitocondriale” vicini al suo ambiente abituale, oppure “Fondali” ed “Edizione straordinaria” legati a esperienze ed ricordi catturati e trascritti in pennellate dense e movimentate sulla tela bianca. La sua vena artistica necessita di immediatezza nel creare e nel comunicare, per non perdere e dimenticare il “guizzo dell’anima” che ne è nato.

E’ essenziale avere i piedi saldamente piantati in terra se si vuole spiccare il volo verso il cielo” (J. Mirò). La libertà e la spontaneità delle creazioni di Aloisi sono il risultato di una lezione importante per gli artisti contemporanei, che fin dai “tachistes” e per tutta “l’action painting” hanno percorso il ‘900. Sostenuto da un impeto inesauribile, Aloisi prosegue questa tradizione: mostra e al contempo nasconde il cuore pulsante dell’estrosità originaria, allacciando e slacciando forme e colori in un gioco infinito di rimandi e invenzioni. “…Poiché per cogliere l’idea basta una scintilla in grado di accendere la fiamma nell’occhio insaziabile di visioni…” portando l’artista e insieme lo spettatore all’incursione in una dimensione altra, psichica e onirica, spazio infinito in cui potersi trovare e perdere nel contempo.

 

Ferrara, settembre 2009     

Francesca Mariotti 

LILIANA BORDONI "paolo e Francesca" TerracottaLILIANA BORDONI "paolo e Francesca" Terracotta

Liliana Bordoni

Tensione tra materia e emozione

L’armonia sprigionata dalle creazioni in terracotta di Liliana Bordoni sono il filo conduttore di tutta la sua creatività. La sua vena creativa cerca e plasma forme, spesso legate alla sinuosità della donna o del mare, in cui la ricerca dell’equilibrio nella composizione è sicuramente un dato costante. Tra le ultime creazioni, è significativa la terracotta “Paolo e Francesca”, in cui il concatenarsi delle figure tese verso l’alto, avvinghiate tra loro con le braccia, mostra una passione ed una simbiosi dei due amanti che solo una armonia di sentimenti può dare! La passione e l’amore reciproco vengono evidenziati e “celebrati” dal movimento sinuoso delle forme , ma anche dal cromatismo utilizzato tra  il bianco e il blu. Si può quindi sicuramente dire che Liliana utilizza il colore per accentuare l’emozione che la scultura racchiude in sé. Tensione materica ed emozione cromatica si cercano e si concretizzano nel suo “fare arte” prendendo lo spettatore e conducendolo in una dimensione diversa: passato e presente si fondono diventando stimoli e trovando nella rappresentazione dinamica opere ancora aggrappate alla realtà-materia, ma tese nel movimento, protese e pronte a staccarsene attraverso emozioni-cromie che le rendono “altro”. La sua continua sperimentazione tra smalti a fuoco, ossidi e acrilici ne rivelano l’inquietudine e la meticolosità del lato tecnico, come lei stessa afferma, dicendo: “… procedo  alla terza o quarta cottura alla ricerca di quell'effetto che mi colpisca, che mi soddisfi...alcune volte lo faccio a distanza di anni..”. Liliana Bordoni ha quella sensibilità particolare che l’artista racchiude in sé e che permette di assorbire le mille vite che incontra nella propria vita, rivelando oggi sempre qualcosa di diverso da domani: “…non ho un volto solo, ma tante sfaccettature, tante parti di me che cerco di realizzare, portare avanti armonicamente, perchè accontentarsi di un volto unico quando possiamo essere "uno, nessuno e centomila"?”.  Nasce la tematica delle Maschere, colte dal passato, ma radicate nel presente, espressione saliente del suo iter; le Maschere accompagnano e fanno parte del percorso artistico, costituiscono quasi la presenza dell’artista, tra realtà e immaginazione, scrutano o urlano la sua coscienza, vigile e  sensibile. Ciò che affascina è la particolarità delle sue opere, mai uguali a se stesse, con un forte richiamo agli stili della magna grecia, minoica, cretese, fenicia e nuragica. La Bordoni intende l’arte come un'espressione legata al mito, cioè come rapporto fra le idee e il mondo reale. Infatti attinge alla fonte inesauribile della sua mente e da essa ricava quelle associazioni di idee, quei ricordi intrecciati alla coscienza storica che, una volta confrontati con la realtà, danno luogo a un felice connubio. E quasi sempre la materia viene trasformata e si evolve per definire un Assoluto a cui l'artista fa riferimento: la Donna. Figura che, anche sola, racchiude il significato della Vita, sia essa nel dolore come nella consolazione, sia essa nel tormento delle passioni come nella spensieratezza del gioco d'amore. La donna viene raccontata nella sua essenza squisita, mente autoctona, su una linea di discrimine fra vanità e riservatezza. Simbolo che l’artista ha saputo collocare tra gli altri segni, quelli della creatività dell'essere e delI' aspirazione a significare.

Ferrara, 12 agosto 2009                              Francesca Mariotti

CONTE - "Macchia di vita"CONTE - "Macchia di vita"

CONTE Pittore

(Luigi Colombi)

 

Il Ferro La Carta e L’Anima

 

I colori, come i lineamenti, seguono i cambiamenti delle emozioni. (Pablo Picasso)

 

Nuova produzione per l’artista Luigi Colombi, in arte CONTE, una nuova serie di opere che da tempo aveva in animo di fare. La MATERIA prende un senso ed acquista una sensibilità e profondità maggiore. Le opere sgorgano naturalmente da un “sentire” più esistenziale e intimo dell’artista. Il fascino della creazione materica prende corpo nelle “carte” e nei “ferri” che segnano percorsi in cui “l’anima” vaga territori ed emozioni inesplorate (vedi “fuoco e pensieri inesplorati”, “attenzione cielo inesplorato” e “passione inesplorata” in cui la stessa definizione enuncia una nuova emozionalità) . Incontri nuovi e passioni forti si manifestano ed esplodono (“lo strappo del pensiero”, “l'oro il pensiero la passione” e ancora “un'anima ravvivata”), cambiano i percorsi e la materia si fa più importante nelle sue combinazioni con il colore fino a giungere a monocromi in nero che ancor più rendono l’eleganza e l’armonia della materia nelle sue forme e nella sua pregnanza espressiva.

Opere che incidono anche sullo spettatore una riflessione profonda con se stessi, con quanto di più sentito può suscitare un’opera d’arte: un’emozione. L’emozione di un ricordo o di una immagine legata alla propria vita, “macchia di vita” come è intitolata un’opera particolarmente significativa. Il significante di tutto questo percorso artistico sta proprio in ciò: l’aver espresso in modo più incisivo, quasi “brutale”, l’emozione pura.

Conte prosegue il suo fare attraverso un simbolismo del quale è pervaso tutto il suo lavoro: una produzione che ha il sapore di una "recherche" della propria anima e di quella universale. Questa è la chiave di accesso per comunicare con il mondo. Particolarmente vicino al pensiero che dell’Arte e del “fare arte” aveva Picasso, per il quale gli artisti avevano un impellente obbligo, così espresso in modo categorico: "L'arte non è la mera applicazione dei canoni,  Arte è ciò che tramite istinto e mente riusciamo a percepire oltre ogni canone! Quando amiamo una donna non le misuriamo gli arti."

La mente e l’istinto sono ciò che guida qualunque espressione artistica, nel giusto equilibrio tra loro senza barriere o limite alcuno, nella più assoluta libertà espressiva!! E’ con consapevolezza che l’artista presenta la sua opera, con un controllo bilanciato di estremi che proprio nel massimo della loro repulsione, si attraggono e si fondono, e si volgono a fornire un messaggio. E come in un classico “giallo”, l’intreccio si scioglie solo alla fine, svelando allora, ma solo allora, la sua identità, il suo fine e scopo, la sua profondità aldilà della epidermica semplicità.

Conte sembra porre all’artista di oggi lo stesso inquietante dilemma che Picasso seppe esprimere: "Dobbiamo dipingere la facciata, dentro la facciata o cosa sta dietro?".

In questa sua ultima produzione Conte ha trovato la risposta, in modo deciso ed energico esprimendo se stesso e la sua “anima”, simbolicamente espressa tra materia e colore, forte di se stessa e “liberata” sulle tele in modo immediato e istintivo.

Conte  manifesta chiaramente l’intenzione di continuare ad esprimersi con un’arte tutta astratta; un’arte difficile da capire; un’arte che va ispezionata, sentita, fatta propria, vissuta. Capace di astrazione è il genio, la cui mente giunge a spaziare in un Mondo Altro e a visualizzare realtà solo apparentemente non concrete .

L’arte di Conte parla, bisogna solo saperla ascoltare. Parla di attualità. “Quanto più è orrendo questo mondo, tanto più è astratta l’arte”, diceva Paul Klee.

La scelta di due materiali così diversi, come il FERRO e la CARTA, l’uno simbolo di forza e durezza e l’altro di fragilità e malleabilità, hanno una loro pregnanza sulla riflessione che l’opera comporta: l’armonia e la disarmonia che, grazie all’intervento del colore, viene evidenziata dall’artista, ne rendono pregno il significato e l’emozione suscitata ed espressa.

Creazioni che costringono anche lo spettatore a mettersi in gioco e a cercare dentro di sé ricordi e sentimenti inespressi o dimenticati, riflessioni sul mondo che ci circonda e sulle scelte di vita fatte o da fare.                                                                                                          

 Ferrara, agosto 2009                                                          

Francesca Mariotti                                                                                            

Formaggio Grana - olio su tela - 36x36 - 2009Formaggio Grana - olio su tela - 36x36 - 2009

Ferrara, 3 – 10 giugno 2009

 

THE FAME : la fame o la fama, il successo??

 

 

Una forchettina di plastica con un messaggino legato intorno: è un invito a cena? un pic-nic? Strano, ma vero, è l’Inaugurazione di una Mostra !! si tratta di piccoli inviti ad un tavolo aperto alle cose buone e semplici che la Natura ci offre, THE FAME, nuova esposizione di piccole opere ad olio dell’artista Terry May, ferrarese per scelta, nel grazioso e ospitale Studio Dietistico della nutrizionista Sara Forelli, in Via del Gambero, a Ferrara.

La col-location, come ha simpaticamente definito la nostra artista, è stato il punto di partenza da cui ha tratto ispirazione per creare un “alfabeto alimentare”, circa 21 tele, di 36x36 cm, che dalla A alla Z scorre tra frutta e verdura, con qualche divagazione tra Pane e Uovo, un piacevole discorso che interloquisce con gli alimenti della dieta mediterranea. Terry ne esalta la forte influenza legata ai prodotti più semplici e naturali della nostra terra, che ne sono i protagonisti. Le sue tele, minimaliste e poetiche, ci donano quindi soggetti in primo piano in paesaggi incontaminati dall’uomo e silenziosi al sole o ad una piccola luna, che disincantata e serena illumina il blu del cielo. La zucchina diventa ponte su un fiume , le ciliegie vele sul mare, le olive “personaggi” al lume di “Oliva” e altri ancora innocentemente richiamati per le loro iniziali ad una “tavola imbandita”  con la Natura.

Grande protagonista di questa serie è la “coppietta ferrarese”, in campo oro, il nostro amato pane che tanto ci caratterizza sulle tavole di tutta Italia: un omaggio che la May sente quasi dovuto per la sua “originalità”. Scrive Terry: “un pane che rompe lo schema della ciambella e del cerchio e del filone o baguette. … …

De Chirico e Savinio videro queste coppiette e le mangiarono; sentirono il gusto di un pane che non è da scarpetta….Quel che poi è successo, the fame, dopo il sapore di quelle x, è detto Metafisica ed è diventata pittura e arte…”. La Fama, quindi, The Fame anche come Successo, poiché dallo stare a tavola sono nate e possono nascere spunti, emozioni e immagini degne di successo.

Questa mostra offre anche l’occasione di cogliere e di mettere a fuoco un luogo comune a tutti, un centro di interessi che accomuna tutta l’umanità e che permette a molti di confrontarsi e di conoscersi meglio: lo stare a tavola.

La sua tavola è poi ulteriormente allusiva ad un non-luogo, in cui attraverso l’incontro di persone diverse e infinite, meglio si coglie un denominatore comune: l’ARTE. L’unica opera in cui si vede una tavola imbandita a cui sedersi immaginariamente ci dona, infatti, come posate, gli strumenti principali del “fare arte”: pennello, spatola e raschietto.

L’Arte quindi ci pone nella condizione di comprendere le maggiori emozioni e le principali essenze della vita. Per vivere dobbiamo nutrirci e, anche, per vivere bene dobbiamo saper scegliere ciò che è essenziale per la nostra vita: gli alimenti, metafore delle nostre scelte, naturali, belli, tanti e vari, come solo la Natura sa donare, sono le svolte che occorre  individuare ! Vita Sana è una vita in cui la Bellezza viene esaltata e colta anche nella sua naturale e reale esistenza! Grazie Terry e….Buon Appetito!!!                             

( Francesca Mariotti)

 

"Specchio" di Cate Maggia"Specchio" di Cate Maggia

Italia  e Marocco: due mondi che si incontrano tra Mediterraneo e Arte

 

“La Vita imita l’Arte più di quanto l’Arte imiti la vita” O. Wilde

 

L’Arte visiva e plastica contemporanea è composta da un armonico insieme di stili, movimenti e tecniche, diversi e paralleli, che si caratterizzano per essere l’espressione di un dialogo aperto tra Arte e Vita, nelle sue diverse espressioni interculturali.

Come in Marocco anche in Italia possiamo trovare un comune denominatore nella Tradizione e nella Storia fortemente legata al bacino del Mediterraneo, culla di popoli antichi in stretto contatto tra loro e motivo di continui scambi culturali e artistici nei secoli.

Radici comuni ci uniscono ancora oggi e ci permettono di provare emozioni e di esprimere temi fortemente presenti. La stretta relazione tra Arte e Vita ha fatto si che gli artisti, quale “voce” del proprio gruppo sociale, siano cantori di preoccupazioni e malesseri della odierna globalizzazione e della massificante oppressione di una realtà in cui il “progresso” non sempre è sinonimo di miglioramento. Si avverte quindi una malinconica ricerca di ciò che è espressione semplice e diretta dell’umano sentire, fino a far riaffiorare pensieri “puri” e "semplici", nel continuo errare dell’anima tra le ricchezze illuminanti di luoghi e tradizioni. Osservatori di un mondo in cui le culture sono in evoluzione continua, gli artisti sperimentano una pluralità di linguaggi, contaminati dalla comunicazione mediatica, affrontando temi di attualità, riflessioni esistenziali e problematiche sociali trasversali. Il tutto attraverso una ricerca che adotta materiali e idee della tradizione con linguaggi contemporanei, spesso molto “occidentali”, dati dalle nuove tecnologie. Nasce quindi l’esigenza di eventi che portino a contatto popolazioni e continenti uniti dal comune anelito a principi di comunanza e fratellanza su progetti culturali e artistici legati a tradizioni e origini vicine.

La manifestazione è caratterizzata da un forte carattere multietnico che, sommato alla presenza di esponenti di particolare stilema espressivo, garantisce un clima culturale stimolante e pronto a cogliere la frizzante creatività del contemporaneo. Artisti che, mettendosi in sintonia con i principi estetici dell’odierna comunità,  riescono a far comunicare le varie realtà che la compongono, facendo da "ponte d’unione" per un futuro migliore.

 

Francesca Mariotti

ROMINA BERTO

“Tra sogno e realtà: il filo sottile dell’anima”

 

 

Romina Berto, una donna, un’artista, una persona che ha fatto un interessante percorso spinta da una necessità profonda di esprimere, far emergere e mostrare le emozioni che danno un senso alla vita. Un percorso severo con se stessa, mai appagata e sempre incerta sui risultati raggiunti, ma che per chi ne fruisce dimostrano una capacità ed una sensibilità profonda e immediata. I suoi lavori, tele quasi tutte ad olio ed ora spesso polimateriche a tecnica mista, dimostrano una ricerca verso la comunicazione cromatica e, fin dal suo inizio, con “Acqua forma” o “Colori della notte”, i giochi e gli effetti sfumati mirano a provocare una emozione diretta, più che ad un messaggio particolare.

In lei sempre si nota questo dualismo e questa doppia volontà: da una parte l’istintiva vibrazione dell’anima, diretta verso un mondo onirico ideale ( vedi “Prigioniera dei miei sogni”) e dall’altra la voglia di mandare un monito, uno spaccato sui sentimenti e le realtà positive della vita ( vedi “Da radice sana nasce nuova forza”).

Filo conduttore è sempre un ottimismo pacato ed equilibrato sul nostro essere e su ciò che dalla vita si vuole. Romina, pur nella sua fragilità di donna, sa cosa vuole per sé e conta su valori e certezze innegabili, cui spesso tutti noi tendiamo e che, a volte, sembrano irraggiungibili. La Donna e la figura quasi eterea ed evanescente che rappresenta nei suoi quadri, in parte umana ed in parte creatura della natura intera, spesso viene da lei utilizzata come il simbolo migliore dell’anima umana, ed attraverso la sua rappresentazione parla allo spettatore e diviene “la speranza”, “il cammino”, “la grande madre”, “percorsi”, “estasi”, “viaggio nel futuro”, esempio e mezzo in cui immedesimarci tutti.

Nell’ ultima serie di questo anno, in forme antropomorfe di tronchi  d’albero, uomini e donne, legati da un comune destino, si intrecciano formando figure, in cui radici, corpo e rami plasticamente e anche matericamente parlano a chi li osserva “gocciolando colore” e “trasudando emozione”.

La tecnica della gocciolatura poi è una sua particolare costante, attraverso la quale Romina accentua, con solchi di colore, l’emozione espressa dall’opera, come una sorta di sottolineatura di ciò che essa esprime.

La sua continua ricerca, anche tecnica, la porta a sperimentare la matericità della pittura e la tridimensionalità che con essa si può ottenere: “il volo di mongolfiera “ che ha realizzato ultimamente, dona una maggiore incisività alla mongolfiera rendendola ancora più “piena” di speranze e di emozioni che il “volo” già sa donare!

Il percorso che questa artista sta realizzando, tra curiosità tecniche ed espressive, è interessante e vivace, proprio come le opere che ne scaturiscono, creando aspettative e attenzione per la sua capacità di coinvolgere l’anima di chi la osserva.

 

                                                                                                                       

Inaugurazione mostra V.PolitinoInaugurazione mostra V.Politino

VINCENZO POLITINO

 

“Il verde dell’erba” 

La mostra ha il significativo titolo “Il verde dell’erba”, ed è costituita da splendide tele ad olio in cui la Natura è vissuta attraverso dinamici segni di colore, oltre il semplice riferimento visivo, entrando in sintonia con il respiro stesso e il palpito esistenziale che essa racchiude. Nel 2001 Politino entrò a far parte della collezione della Fondazione Renzo Melotti con una significativa opera presso l’Arcispedale Sant’Anna di Ferrara.

 “…La terra è umida, grassa quando piove a lungo e le montagne si vedono entro una breve distanza, nel verde che tutto ricopre come un mantello. Non c’è soluzione a questo verde che sempre ritorna, si frange sulla pianura come un’onda rovesciata sulla spiaggia...”Vincenzo Politino

 

“Terre e acque nell’immenso manto verde dell’erba”

Politino, artista a tutto tondo, espressivo e sensibile, legato alla sua terra ed alla solarità di essa, la Sicilia, ed alle verdi colline della terra veneta d'adozione. Nelle sue grandi tele graffia e dipinge manti erbosi, campi ventosi, acque corsive, mai fermi mai monotoni, ma sempre vivi e travagliati, attraversati dai ricordi e dai sogni di cui è piena la vita. Emozioni trasmesse da pennellate fluide e intense, dove i gialli i verdi ed i blu imperano e catturano. Racconti del cuore in cui perdersi insieme all'autore, entrando in empatia continua attraverso le corde di un pianoforte la cui dolce sinfonia fa viaggiare su terre e acque nell'immenso manto verde dell'erba..." (Francesca Mariotti)

Marrius
Marrius, pittore e poeta emiliano, sanguigno e irriverente, originale e coinvolgente personaggio che tra sincerità e stupore sembra giocare con la pittura senza pudore alcuno, istintivamente come un fanciullo. Le sue opere ci colpiscono e ci ammutoliscono per la loro forza espressiva e nello stesso tempo per la spontaneità con cui sono realizzate. Immagini e colori che escono da fondi scuri e impenetrabili. Temi, ricordi  ed esperienze che hanno segnato e travolto l’artista nella sua più profonda emotività. Le sue “Donne–Gatto”, misteriose e voluttuose creature che si fondono in un unico essere, ci guardano e ci ammaliano con magici occhi neri e profondi. La felina sinuosità delle figure ed il calore dei colori con cui sono realizzate hanno il fascino di ciò che la Magia sa suscitare, aprendo le finestre sul nostro più indefinibile ed istintivo essere.  Nei nuovi cicli affrontati, nuove tematiche ci trascinano in atmosfere sempre oniriche e magiche, addolcite da colori più morbidi e ombre caravaggesche, nelle “Magic Nights” e tra le “Violinists” di Marrius. Come un flash la mente ci riporta a numerose opere di Chagall, al suo arrivo a Parigi: anche in esse il cielo era invaso da un blu diffuso ovunque. La luna spesso illuminava paesaggi fatati, in cui sposi fluttuanti vagavano tra personaggi, delicati come ombre, suonando violini, violoncelli e mandolini. Ed ecco che le sue “White” “Duet” e “Love” Violinists, come per magia, prendono corpo e vengono costruite da colori che pian piano coagulano la luce rendendole visibili. La stessa emozione e la stessa magia ne “Il matrimonio” o “Parigi tra le due rive” che Chagall ha creato dagli anni ’10, diventando il grande poeta del colore che tutti conosciamo. Marrius è riuscito a mostrare con chiarezza la malinconia di alcuni suoi ricordi, e nelle sue ultime opere ci mostra una colorazione cambiata, profonda e introspettiva, in cui trovare noi stessi, la nostra anima più intima e segreta. Una vena di sofferenza arriva così a noi attraverso la sinfonia delle sue “Violiniste: insieme a lui riusciamo ad abbandonare le nostre paure e le nostre difese e possiamo quasi prendere il volo in Magiche notti, in cui la luce lunare tutto fa brillare nuovamente. Una luce diversa dai rossi e dai blu e dai gialli che illuminavano le Donne/gatto o gli Abbracci degli anni passati, una luce che, come la notte, scalda il cuore, permettendoci di sognare nuovamente. Scaturiscono così delicati e caldi “Portraits”, eleganti nelle figure malinconiche rappresentate. ..E il poeta che è in Marrius nuovamente affiora e si rigenera nell’eleganza della verità svelata dal sentimento, suo dichiarato “ incontrollabile impulso interiore”.

Francesca Mariotti

ANGELO FANTONI

 

Vele al vento nello Spazio infinito del Cosmo

 

Angelo Fantoni persona cordiale e creativa, come solo un artista emiliano può essere. La sua cordialità e positività si avverte dalle parole dai gesti e dalla “solarità” delle sue creazioni scultoree, realizzate con luminose combinazioni di forme in acciaio e con la sua produzione pittorica, ricca di colore e luminosità. Le sculture sono formate da assemblaggi e fusioni tra slanciate linee verticali e sagomate fantasie di intagli, in cui i giochi di forme e di riflessi si armonizzano in festose composizioni inneggianti la Natura e il divenire della vita. Dal mare e dallo spazio prendono così il via regate fantasiose o composizioni informali che tra gioiosi equilibri e turbinanti movimenti realizzano una sintesi perfetta della nostra vita, sempre in balia del vento ma anche guidata dalle stelle e dalla energica voglia di “tenere fortemente il timone” di ciò che ci riguarda. Oltre ogni confine e ogni dimensione troviamo “Cosmi” e “Regate” o “Spinnaker”, creati dalla fantasia e dall’abilità tecnica di questo artista, che plasmando e trasformando ritagli e oggetti di uso comune trova la loro anima e il “Significante” intrinseco in essi. Già nella pittura Fantoni ci mostra la sua necessità di tagli e linee definite che seguano le forme e ne accentuino la pregnanza. Nella scultura questo bisogno trova la propria più incisiva espressione: tagli puliti e definiti di lastre patinate e lucidate che, nonostante la materia fredda dell’acciaio, danno luce e passione ai sentimenti di apertura e di libertà, alle emozioni dell’Umanità, al forte palpito della nostra più profonda sensibilità. Emozioni grandi quindi prendono forma e si ergono ad esempio di quanto sia in realtà importante l’esprimersi e il cogliere, in noi e negli altri, ciò che ci anima e ci dona “la dignità di essere uomini”. Fantoni sa avvertire e comunicare con le sue fantasiose creazioni e composizioni tutto un mondo fatto di creature e di simboli, esprimendosi con leggerezza e semplicità, anche se in modo tutt’altro che semplicistico. Sole, cielo, acqua, gufi, ricci e vele diventano espressioni simboliche della vita e del suo continuo fluire tra infiniti corpi ed esperienze. La fantasia e la creatività del nostro artista la si può cogliere nel saper modificare strutture, oggetti e immagini in nome di una continua metamorfosi delle forme, intagliando e unendo segmenti, oggetti e materiali diversi per trasformarli in linguaggio e messaggio universale. Ciascun spettatore di fronte alle sue opere sente di appartenervi e di farne parte in una sorta di richiamo interiore a tutto ciò che può affratellarci gli uni con gli altri. Le sue magnifiche vele e regate suonano e ballano una sorta di “carosello della vita” in cui l’alternarsi del vento e l’ondeggiare del mare si armonizza e ci armonizza con il cosmo intero.

 Francesca Mariotti

"Vita Alchemica" di Laura Caramelli"Vita Alchemica" di Laura Caramelli

LAURA CARAMELLI

Laura Caramelli, nata a Montelupo Fiorentino, paese alle porte di Firenze, famoso per l’antica produzione di ceramica artistica, nei primi anni ottanta affronta, nello studio di Patrick Hamilton, il disegno dal vero ed in particolare del nudo, sia nella forma classica sia come indagine del movimento. Più avanti, a seguito di Alexis Rago, approfondisce l’analisi della luce en plein air. Dal 1988 inizia a frequentare l’atelier di Marco Lisa dove viene attratta dall’uso degli stucchi metallici e dove riprende a modellare la terracotta. E’ l’epoca in cui frequenta per due anni la scuola di ceramica di Montelupo Fiorentino, con specifico interesse per l’applicazione al tornio. Nel 1989 incontra Roger Partridge che la indirizza alla scultura in pietra e in marmo eseguita sia in atelier che alle cave di Pietrasanta. Successivamente lavora in stretta collaborazione con Frances Raynolds, artista a cui far risalire il suo approccio al minimalismo e alla lavorazione del legno come materia primitiva. Nel 1995 entra a far parte del gruppo IBERNA con cui partecipa al concorso internazionale d’arte "Projet Uni Dufour", le cui opere, esposte al Musée d’Art e d’Histoire di Ginevra, sono pubblicate nel relativo catalogo. Attualmente il suo interesse è diviso tra pittura e scultura.

 

“Coinvolgenti lavori, quelli di Laura Caramelli, ricchi di pathos e di nostalgiche alchimie che ci riportano alla mente le sperimentazioni di Burri, per non pensare ai monocromi dello stesso Mirò con le grandi tele della serie Blu, in cui campeggiavano piccoli inserti geometrici, circolari e vaganti nell’Universo dell’opera. Anche per la Caramelli il fondo non è completamente puro ma “ombreggiato”, reso più intenso e caldo o dalle sfumature sul nero o dalla sovrapposizione di tele o garze o corde, ( vedi la serie “ricerca di equilibrio” del 2000), a costituire piani prospettici in movimento. Mirò vi inseriva delle “traiettorie” su un effetto quasi di spugnatura del colore di fondo, ed entrambi con lo scopo di catturare un moto, un’emozione vibrante sulla tela.

Sicuramente la padronanza della materia aiuta la nostra artista nell’elaborare opere, a tecnica mista, in cui l’indagine alchemica e psicologica vanno di pari passo. Le sensazioni che si vengono a creare infatti sono trasformazioni di stati mentali e di tecniche che partendo dalle più classiche, olio e acrilico, procedono, nelle mani dell’abile artista-alchimista, sino all’elaborazione ed all’inserimento dei più svariati materiali, sabbie, garze, reti e quant’altro, operando trasformazioni della materia del dipingere e giungendo ad opere di grande impatto visivo-tattile. Le sue creazioni stimolano lo spettatore ad una conoscenza che non si fermi alla semplice visione, ma arrivi ad un contato diretto con l’opera: si è attratti fino a toccarla ed a viverla come esperienza e necessità di simbiosi con essa. “Vita alchemica”, “Riflessi lunari” sono opere intriganti e in continua metamorfosi, pigliando da ogni nuovo contatto un qualcosa di diverso, attuando una sorta di elaborazione e arricchimento continuo sia in chi osserva che all’interno dell’opera stessa. Vera magia che solo l’arte riesce a creare quando esce dalla creatività di artisti eclettici e sensibili come Laura Caramelli. Ottimo percorso artistico che fa presagire grandi elaborati sia nella pittura che nella scultura, in cui sicuramente esprime la sua più intensa capacità manipolatrice della materia.” Francesca Mariotti

LAURA CARAMELLI

Sculture, tra forza e fragilità del nostro IO

 

Legno, cemento, pietra, plastica, ferro, materiali diversi che Laura Caramelli utilizza e piega alla sua frizzante e profonda vitalità di intenti. La sua continua e frenetica ricerca del SE’ e dell’IO, più nascosto e profondo, si manifesta nella scultura come nella pittura anche attraverso l’utilizzo di determinati legni e particolari accostamenti di materia e colore, che già dalla pittura materica, di cui ho parlato in precedenza, prosegue con coerenza e determinazione a mostrarci magnifici risultati. Nell’”Antonio1” possiamo così cogliere il contrasto tra il rosso passionale del legno e lo scuro volto che pesa sul cuore , esprimendo un contrasto tra ciò che è più superficialmente coinvolgente e la profondità del pensiero e del sentimento . Così come nel “Pendolo” la forza e la robustezza della struttura contrasta con la fragilità e sospensione della piccola sfera che ne sta sospesa in alto. In tutte le sue opere troviamo questa dicotomia tra materiali e tra simboli, una difficile convivenza che bene mostra la realtà in cui il nostro conscio ed inconscio spesso coesistono. Figure e simboli che stilizzati e utilizzati tra linee e tagli geometricamente perfetti e simmetrici, acuiscono il nostro stupore e stimolano la nostra curiosità. Come non essere catturati dalla semplice ma complessa rappresentazione insita nell’”Antonio 2”? Coerente percorso artistico quello di Laura che continua  a stimolare la nostra fantasia e le nostre emozioni più profonde.

 

Francesca Mariotti, 2008