Artisi amici

FIORELLA VANDI
“Nei meandri della vita, lasciando TRACCE…”
Artista di grande emozione visiva, ha percorso una ricerca stilistica di profonda meditazione. Nel tempo, dagli anni ’90 al 2006, le sue piccole nature morte si sono trasformate in ampi paesaggi aperti su mari e montagne, su fiumi e boschi, in cui colore e movimento erano le componenti essenziali. Un’inquietudine ed una spinta alla ricerca di qualcosa che le fosse congeniale per esprimere la sua anima travagliata da preoccupazioni e sentimenti forti e crescenti. Poi una pausa riflessiva la coglie, dapprima con l’abbandono del colore, e nascono i primi mari, burrascosi e movimentati, ma in bianco e nero, per poi giungere a questa sua ultima produzione fatta di “Tracce”, ferite e solchi, che si rispecchiano in paesaggi-vedute essenziali e panoramici. Tornano i colori in tali opere, ma le figure si perdono in astrazioni materiche, dove è il segno e la corposità del colore a esaltare la sua arte. E così, a me, emiliana abitante del Delta del Po, sembra di ritrovare in esse la stessa bellezza delle valli, magari alle Foci di Busa Dritta, dove dal Faro di Punta Maista, tanto amato da Eugenio Montale, si vede il Grande Fiume finire in mare. Dove le acque salate dell’Adriatico e quelle dolci si incontrano, tra sedimenti e lingue di sabbia, isolette e canneti, formando inestricabili canali. E questi canali, alcuni sonnolenti altri violenti, con le acque cangianti di colore, dai verdi ai grigi ai blu, per le diverse profondità e mescolanze con il terreno, danno vita a suggestivi spettacoli e intrighi di forme e colore. Ebbene, il gesto pittorico che Fiorella Vandi mette nelle tele ha la stessa forza del mare e del fiume, che, l’uno contro l’altro, si contendono strisce di terra, barene monelli e scanni, ferendo e solcando il paesaggio lacustre. Una lacerante lotta che si mostra in un immenso crogiuolo dove tutte le emozioni si fondono, si compongono e si scompongono all’infinito. Vengono così a crearsi visioni reali e immaginarie, effetti ottici, miraggi, abbagli e suggestioni dove Fiorella Vandi trasfonde il suo vissuto e la sua anima. E, quasi senza rendersene conto, nascono opere come “Tracce di me”, in cui istintivamente ritrova se stessa, le tappe della sua vita, i dolori e le gioie; oppure, “Traccia 17” (da me detto “Il ruggito del leone”), in cui un felino sembra uscito da un vorticoso fiume blu con un balzo in avanti. E anche “L’albero in fiamme” o “Traccia 22”, in cui diramazioni in rosso lasciano solchi, lingue di fuoco, lava che scende “nei meandri della vita”, paesaggio dell’anima e metafora di passione e sofferenza.
Persona solare e serena Fiorella Vandi, romagnola, anzi riminese come Fellini e Tonino Guerra, aperta e cordiale, forse per questo attenta e sensibile all’altrui animo ed alle emozioni interne ed esterne a se stessa, ci mostra la vita, attraverso la materia, lo spazio, il ricordo e l’istinto: una visione panoramica della sua complessità e, nello stesso tempo, della sua essenzialità. Contrasti e confluenze tra terra e mare, tra gioia e sofferenza, tra persona e persona, tra conscio e inconscio, vengono ridotti a graffiti rapidi su impasti di colore, grassi e increspati, percorrendo sentieri, “ghebbi”, e seguendo una di quelle infinite TRACCE che l’artista così magistralmente ci illustra. Tecnicamente parlando, Fiorella si è addentrata nel mondo della matericità, del colore usato “spesso”, tridimensionale, solcando sulle tele “magma tellurico” e “rivoli acquei o di fuoco”, dopo aver sentito la “necessità di una pausa immaginifica”, come dice G. Dorfles, che l’ha tenuta lontana dai pennelli per un anno o più. Fiorella ha così ripreso ad esprimere ed è riuscita ad affermare nuovamente una sua autonomia mentale, la propria individualità, ristabilendo tra sé e gli altri una “distanza” senza la quale rischiava di perdersi, uccidendo la creatività estetica del suo stilema. Ogni artista, in quanto innovatore ed “Inventore” di qualcosa di nuovo, creatore, necessita di riflessione periodica, di pause, intervalli, “vuoti” da cui far scaturire, come nella storia dell’Arte, rinnovate creazioni. Fiorella Vandi, tra necessità e serietà professionale, non trovandosi più nelle tele figurative di un tempo, pur non rinnegandole, ha atteso il momento giusto e la giusta modalità espressiva per ciò che le fermentava in animo. Svolta creativa, maggiormente attenta alle similitudini e alle metafore della vita, in nome di una rinnovata e tumultuosa “inventio”, che da sempre ha caratterizzato le sue opere. Fiorella prosegue il suo iter artistico tra movimento e colore, ed ora tra materia e astrazione. A ben guardare tra le opere passate, come “Strappo”, “Vita Passata”, “Ed è subito sera”, “Bosco autunnale” o la fantastica “Onda di ghiaccio”, e quelle attuali il filo conduttore è evidente. Il gesto ha solo preso corpo e si è reso libero. Fiorella ha così ripreso a dipingere ed a “vivere la sua pittura”!! I suoi nuovi segni, impressi su impasti di colore, sembrano andare verso un’astrazione, forse ancora ingannevole, infatti ancora legata ad una visione paesaggistica, semplicemente cosmica. Una visione più consapevole e più allargata di tutte le esperienze e le casualità della vita. Una crescita stilistica e una consapevolezza personale maggiore della nostra carissima artista. Fiorella ha spiccato un volo sull’umanità e ce ne sta donando la sua visione più sincera e immediata.
Francesca Mariotti
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"MAY’s FLOWERS – La poesia della vita".
Terry May
“Le opere di Terry si sono gradatamente alleggerite dal colore e dalla materia fino alla sua produzione 2008, in cui rarefatte atmosfere in ambientazioni o paesaggi minimali ospitano sospensioni di leggeri “aerei di carta” o “piccole palle” la cui tridimensionalità è data dalle ombre segnate sul terreno. Nessun abitante, anche in questa interessante serie 2009, creata appositamente per la mostra alla Ferrara Day Surgery, ma fiori, Flowers, non ben definiti o realistici tulipani che ondeggiano al vento. Spazi aperti e ariosi in cui vagano sempre piccoli “aereoplanini” solcando un cielo terso, da favola, in cui l’unica certezza è la linea dell’orizzonte. Vi è la sensazione di attraversare un sogno fluttuando tra giganteschi e delicati fiori che, piegandosi al vento, ci accompagnano verso la nostra méta. Terry sta sicuramente attraversando un periodo di tranquillità, in attesa e, forse, protesa verso qualcosa di più saldo e certo, un qualcosa che lei attende come un cambiamento, una svolta. I suoi teneri fiori, MAY’S FLOWERS, arancio sfumato, le sabbie dei terreni ed i piccoli soli nel cielo, pallidi (ma presenti), delineati da contorni non sempre decisi, confermano una poesia ed una serenità raggiunta. Le tinte decise e contrastanti delle opere dello scorso anno si sono mitigate e la ricerca di ordine e serenità si fa più rilassata e giocosa. La vita per la nostra artista è strana , ma non così difficile né paurosa come la si poteva immaginare. Un senso di speranza e di ottimistica reazione ai diversi “e-venti” che ci sospingono e che ci accompagnano nel tragitto dell’esistenza, fanno sì che ci si possa accorgere, anche cammin facendo, della Poesia della Vita. Sfocato e sognante, libero dalle pressioni e dalle angoscie che sempre accadono, il nostro cammino di vita può rivelarci tanti aspetti piacevoli e rassicuranti. La poesia è forse il mezzo per cogliere e gioire delle tenui bellezze che incontriamo, sospinti dal nostro destino. Terry, animo altamente poetico e artistico, ci coinvolge in questo suo percorso e ci aiuta a sperare, alleggerendoci da ogni incombente pesantezza degli accadimenti. Il suo fare arte coniuga al meglio messaggio e mezzo tecnico per cui le sue tele ad olio si schiariscono e ci mostrano con quanta abilità si possa giungere ad effetti di trasparenza e lievità come con l’acquerello. Le pallide sfumature dei celesti e degli arancio giocano con elementi bianchi e linee scure di demarcazione come in sospensioni metafisiche molto vicine a Carrà e De Chirico ( la Metafisica è nata a Ferrara!).
I suoi simbolismi ripetuti e ricorrenti la rendono una delle figure emergenti più interessanti del panorama contemporaneo dell’Arte.”. (Francesca Mariotti).
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"Waiting" olio di Brigitta RossettiBrigitta Rossetti
STELLE SENZA LATO
“L’evanescente soffio della Vita”
“Erano mille capriole / senza tregua nel vuoto. / Pensavi, cosa vuole / la vita, per essere fermata. / Era forse il sole / che non finisce, o un gioco / che non ha parole? / …Erano mille coriandoli, / festa di sbieco, / era camminare cieco / e non arrivare alle pupille / dei tuoi occhi. Toccavo stelle / senza lato. Corpo di sapone.
”Brigitta Rossetti, poetessa e artista, già in queste sue poche rime, di qualche anno fa, racchiudeva quella che è la sua immaginazione artistica odierna. Le parole da lei utilizzate danno nome ad alcune delle immagini ricorrenti nella sua arte: le farfalle, i coriandoli variopinti, il cielo, le stelle e il volo. In lei molto ritorna dell'insegnamento fantasioso e onirico di Mirò e di Chagall. La sua tavolozza si ispira sempre ad una immaginosa poetica, fluida ed elegante espressione di un istante della vita dell'artista stessa, risonanza di un sogno o storia meravigliosa raccontata a se stessa. Il mondo Orientale è il “Paese incantato” in cui meglio trovano ambientazione o riferimenti le sue fantasie, il luogo della favola, in cui tutto può essere creato e messo in relazione. E il colore è il mezzo utilizzato per confezionare costumi magici ai personaggi ed agli oggetti di questo suo Universo, in cui vivono e danzano creature indefinite e indefinibili che solo la sensibilità istintiva e primaria della nostra mente riesce a cogliere. Il fatto stesso che tutto sia avvolto da un moto continuo e da un cielo fluido e rarefatto, in cui le tonalità del grigio accolgono e accentuano le direzioni del volo, bene ci fa comprendere la sua capacità tecnica e la padronanza coloristica della sua tavolozza. La sua pittura risulta così essere generazione, creazione, più che costruzione, o forse meglio è generazione in quanto sa essere costruzione, in quanto cioè sa attraversare i territori insidiosi della forma senza farsene catturare. L'opera è il risultato di un fatto espressivo “istintivamente pensante” dell'artista che trasforma e arricchisce le forme della realtà declinandole in mille modi diversi, tutti espressione di diverse visioni del mondo, confermandosi linguaggio universale che travalica ogni confine culturale o personale. Brigitta Rossetti ci fa “toccare stelle senza lato”, aperte sull'universo, immagini di un'energia cosmica che tutto armonizza. E non importa se il segno si fa colore o se resta grafia indefinita e orientaleggiante, è la percezione di esso che conta, stimolando la nostra mente e comunicando sensazioni ed emozioni di un ricordo o di un fatto a lei fonte, conscia e inconscia, di qualcosa di universale." Francesca Mariotti - 2008
"...Anche in queste due importanti opere, “Whaiting” e “Light”, la sua assonanza con il romantico Maestro W.Turner è forte e sicura. Le magiche atmosfere di turbinanti cieli carichi di spirituali presenze di luci e di ombre sono magistralmente realizzate ed efficacemente “donate” al fruitore dell’opera, che ne rimane coinvolto e assorbito. Inquietanti i quesiti che costringono a riflessioni profonde in cui cercarsi e perdersi insieme. L’Attesa e la Luce che accompagnano la nostra vita e le nostre scelte di vita, in cui ognuno di noi prova e sente di cercare qualcosa e qualcuno per un Vivere migliore."(Francesca Mariotti, 2009)
Sito: http://www.mdarte.it/ass/artisti/
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ESTHER G.SOL
“Dipingere la parola, un paravento di parole”
E’ nata nel 1970 a Bacau, una città a nord-est della Romania. Ha frequentato una scuola privata d’arte iniziando così a partecipare a delle mostre di pittura figurativa, fotografia e design dell’abbigliamento. Nel 1989 sidiploma in Telecomunicazioni. Nel 1990 inizia gli studi universitari di giornalismo, lavorando anche come designer in un laboratorio di alta sartoria e proseguendo poi con un lavoro come dirigente di marketing e pubblicità. Continua l’attività espositiva fino al 1995, anno in cui si trasferisce in Italia. Nel 2001 riprende a dipingere, con ritmi sempre più frenetici, abbandonando ogni altro tipo di attività.
“Lo spazio tra parola e immagine si sta rivelando da tempo come luogo della ricerca artistica tra i più fertili. …”. Vincenzo Accade.
Doina Iftime, in arte Esther G. Sol, riesce a realizzare creazioni di ottima tecnica, passionali e poetiche. I suoi lavori inviano messaggi pittorici la cui semanticità risulta prevalentemente empatetica e solo parzialmente razionalizzabile. Osservandoli ci si chiede se si tratta di Poesia visiva o di arte gestuale: le sue tele attraversate da parole-non parole, spesso fittamente scritte, attraggono la nostra attenzione e provocano quella certa “ambiguità artistica” propria nell’uso del “simbolo”. Chi di fronte alle sue tele non ha provato a decifrare le frasi che vi sono magistralmente impresse con il colore, spesso rosso e corposo, cercandovi un senso o anche solo il delinearsi di una lingua?! …Bella e dolcissima, Esther si cela e si svela nelle sue opere attraverso un intricato PARAVENTO DI PAROLE, incomprensibile Esperanto, noto a pochi e da tutti sognato, lingua onirica di un mondo in cui la comprensione dell’ALTRO sarà facile a tutti. Sono creazioni sviluppate con olio, smalti e, spesso, con foglia oro su tele di grandi dimensioni, preferibilmente posate a terra, alla J. Pollock, seguendo però anche alcuni dettami della poesia visiva dei primi anni ’60, interessata ai rapporti con la cultura e la comunicazione di massa. ... La simultanea presenza di scrittura e immagine fa in modo che il concetto, il racconto si faccia segno visivo, quasi desemantizzando lo scritto da varie lingue, assunte solo a livello estetico. Messaggi subliminali di un linguaggio ancora più universale dato dalla “forma” dello scrivere e non dal suo “contenuto lessicale”. ..La circolarità del movimento superficiale, dovuto dallo sgocciolare del colore sulla tela, crea inoltre una scrittura che diviene parte inscindibile di un’immagine armonicamente inserita nel colore di fondo, forte o delicato, dando una lettura d’insieme, unica e omogenea nel rapportarsi al visitatore.… E così Esther, attraverso una ricerca spesso inconscia, arriva alla creazione di un simbolismo personale, una sorta di “marchio” personalissimo e irriproducibile, caratterizzante tutta la sua attività artistica. ...” Francesca Mariotti, febbraio 2008
Sito www.esthergsol.com (in aggiornamento)
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di Mariotti Francesca -
curatrice e critica d'arte


