I miei testi

 

RENZO SBOLCI

 

"AUTORITRATTI" 2016

 

Renzo Sbolci, livornese, toscano, immediato e gentile nello stesso tempo, con quel tanto di humor che rende piacevole qualsiasi conversazione. In questa sua personale, che da tempo aspettavo a Ferrara, porta alcune delle opere degli ultimi due anni, realizzati in periodi diversi in cui il suo “autoritratto” è cambiato in modo evidente, ma sempre senza stravolgere la sua identità. 

 

Dalla prima volta che ho potuto vedere le sue creazioni il mio pensiero è andato alle sperimentazioni  materiche e tridimensionali di un Grande Artista, Pablo Picasso, intorno agli anni 1912/13. in cui le sue nature morte erano studiate in modo materico, tridimensionale, tra cartoni e stoffe, oggetti e carte, sovrapposti per creare un volume  per angolazioni e piani visivi diversi. Nasceva con lui il Cubismo, un modo nuovo e “scenografico” di interpretare i volumi. Attraverso la riduzione geometrica dei soggetti, la compressione dei volumi  sul piano di una rappresentazione bidimensionale jn cui  trovo molteplici analogie con Sbolci, soprattutto nelle Nature Morte e nella serie degli Alberi. Lo stesso intercalare con le sfumature in grafite nera, i colori a pastello dai tratti sommari e imprecisi, delineati dalle linee nere nette mi portano in questa direzione. ......

 

Il Mare, i Pesci, gli Alberi, gli oggetti quotidiani che ci circondano e che fanno parte della nostra vita nelle Nature Morte, ci fanno cogliere gli “autoritratti” che Renzo vuole esprimere, essendo a volte in stretta connessione con gli uni a volte con gli altri. Importante è anche l’attenzione dell’artista al riuso, all’elaborazione di materiali poveri come il legno e la grafite, i pastelli  insomma  ai più comuni e naturali mezzi a disposizione tra pittura, disegno e materia.Una scelta che ha dell’Essenziale anche nei mezzi utilizzati. Una tecnica mista tra la tarsia e l’intaglio del legno, la pittura e l’illustrazione, che trova l’occhio attento di una scenografia quasi teatrale nella costruzione della “scena” rappresentata.

 

Una mostra che attrae e coinvolge tra similitudini e assonanze con le sperimentazioni di grandi artisti come Picasso, ed ai primordi della Pop Art.
Una mostra che ci porta nel Mare della Liguria e tra le verdi boscaglie dei suoi appennini, pieni di luci e di ombre come la nostra esistenza!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TESSITURE è una mostra che sembra uscire dallo concetto di “paradosso”, cioè para-doxa, oltre l'opinione, quindi ciò che va “oltre l’apparenza”, oltre quella coltre di gesti e dichiarazioni che nascondono o cercano di celare la realtà delle cose. Riesce quindi proprio difficile capire e pensare a questi lavori doppi, tele o tavole dipinte già magistralmente e poi nascoste dietro chilometri di filo di cotone teso e incrociato per celare e creare una coltre di tessuto fitta e colorata a sua volta. Una coltre che nasconde l'opera già compiuta, un velo di “pudore” su ciò che troppo “sfacciatamente” si poteva cogliere e trovare nel dipinto. Un effetto cinetico, quasi “optical” nelle ultime creazioni, che “imbroglia l'occhio” di chi guarda e rende a volte difficile la lettura stessa dell'opera nel creare una incertezza continua, una realtà diversa ogni volta che la si coglie da punti di vista diversi. Cinetica infatti nel creare movimento, illusorio o reale, nel distorcere la prospettiva che ne fa assumere significati sempre diversi. Un artista concettuale, che rifiuta di essere inquadrato in alcun movimento o discendenza, ma che cerca tra tecnica e significante, la “sua via” per esprimere il proprio pensiero. I bellissimi mono o bi-cromi stanno sempre più rendendo “tridimensionale” la sua tela che cerca il volume per catturarne le luci. Giocando in questo modo sulla “mutazione” dell'opera stessa, Mariotti cattura lo spettatore e lo coinvolge rendendolo “attore”, che fruisce dell'opera dal suo stesso movimento intorno ad essa, stimolando, empaticamente, le più diverse emozioni!

 

MARIO ESPOSITO

 

L'ARTE IN PUZZLE

 

L'Arte contemporanea ha infinite sfaccettature in cui si esprime ed in cui riesce a emozionare, provocare, commuovere, scuotere, stupire...nel bene e nel male che la vita presenta. Ma esiste anche una ricerca artistica che si pone come “semplice” e non semplicistica espressione della “bellezza di un sorriso”, offrendosi come giocosa immagine della fantasia umana. Immagini ed icone legate a luoghi, colori, tempi e segni, diventano così per l'artista la ragione per creare in piena libertà, ricostruendo quella parte “bambina” che è in tutti noi, giocando con l'arte. Questa parte ludica, tutt'altro che trascurabile, ma legata a tante espressioni della Storia dell'Arte, da Mirò, Kandinskij, Klee, Picasso, è la chiave di lettura delle opere di Mario Esposito, romano, attento osservatore dell'estetica e del design che sta attraversando la nostra epoca.

Nei suoi “piccolini” troviamo sia la geniale idea dell'opera a “puzzle”, che ognuno può adattare e scegliere nelle dimensioni, sia la presenza di temi che un po' sono a tutti vicini, dai simboli del XX e XXI secolo, la Vespa, Mister Linea, Peppa Pig, i cuori ed i piccoli grandi animali, spesso collezionati, come gufetti, elefanti, pesci, pappagalli. Questo senza perdere mai il grande legame con la Natura e con i suoi simboli, ormai eletti ad archetipi dall'artista, gli “alberi”, da sempre espressi in centinaia di modi e varianti, da sommare e collezionare all'infinito tra colori e stilizzazioni sempre diverse ed accattivanti. Ed ora, con la sua recentissima  produzione, sta creando una nuova serie di “piccoli polittici” dal formato di ogni tela leggermente più grande, cm 30x30, sempre sulle tematiche portanti, i “fondi marini” e gli “alberi”, in cui sei o nove tele creano una suggestione ancora più interessante e forte, trascinando il fruitore direttamente nel quadro come parte di esso e non solo come artefice della composizione, ma attore al suo interno.

Una capacità creativa e compositiva così naturale, all'artista Mario, che con la stessa semplicità e naturalezza sa coinvolgere e riscuotere consensi in un numero nutrito di collezionisti, attenti a ciò che di interessante e qualificante è sul panorama contemporaneo. La scelta di esprimere con colori, corposi e decisi, immagini ben definite e stilizzate, su cui la resina agisce in modo vivificante, rende le sue tele uniche e fortemente piacevoli proprio per la gioiosa evidenza dei colori. La stessa tecnica Mario Esposito sa esprimerla nelle tele di grandi dimensioni, che continua a realizzare parallelamente ai “piccolini”, sempre in omaggio alle luci e colori della Natura, a diretto contatto con essa e con i ricordi legati alle campagne della sua infanzia. A volte risulta incredibile vedere quanta fantasia e quanta creatività Mario riesca a mettere sulle tele, sia grandi che piccole, in una inesauribile fiumana di opere, sempre bellissime espressioni di soggetti diversi, anche se ripetuti.

La sincera voglia di vivere e di “cantare la vita” che è intorno a noi, rende questi lavori di Mario Esposito un vero concentrato di quanto di “Bello” l'arte possa proporre oggi.

Giancarlo Sarvese

Emerso prepotentemente come artista, Giancarlo Sarvese è da tempo legato alla città di Este(PD), dove il suo lavoro è sempre stato ispirato ad una particolare creatività. La pittura gli ha offerto lo strumento per esprimere una profonda sensibilità artistica. La sua originalissima ricerca, partita dalla sperimentazione di vere e proprie esplosioni di colore ed a spessi inserimenti materici, arriva, con forme più leggere e apparentemente rasserenate, all'interazione dell'opera con l'ambiente esterno....

"...Il suo fare arte, fin dagli inizi, prende corpo con la tela, ne fa qualcosa di evanescente in una pittura che abbandona il segno e costruisce con il colore, ma anche di fortemente materico che dal colore "lievita" attraverso vere e proprie "esplosioni" della tela stessa. Tagli e fessure si riempiono di terra, fuoco e acqua, cogliendo dalla natura ciò che lo attrae ed emoziona di più in quel "raptus" creativo.... Ciò che Giancarlo vuol comunicare è pregno di una serie di emozioni che devono impulsivamente trasformarsi in costruzioni estetiche sapienti e controllate. ...Non si può rimanere indifferenti, si partecipa all'opera dell'artista attraverso pulsioni forti e immediate, positive o negative, ma innegabilemente coinvolgenti.

Giancarlo Sarvese ha iniziato a dipingere per una esigenza, forte e repressa, di esprimere ed estrinsecare ciò che la vita gli aveva fatto provare. Passione, rabbia amore tristezze e gioie hanno così trovato una "porta aperta" verso il mondo, verso gli altri con cui condividere e su cui cercare, attraverso gli sguardi e le parole che ne scaturivano, quel "calore" e quella empatia di cui aveva bisogno....". Non a caso molte delle sue opere rappresentano una "porta", un passaggio che ogni volta fa attraversare, anche visivamente, percorsi, ricordi esperienze, sapientemente rappresentati da colori, segni e cifre emblematiche e cariche di emozioni".

"...L’intensità quasi ossessiva del suo fare lo porta a realizzare lavori di grandi dimensioni seguendo l'IMPULSO fino alla sua realizzazione completa, senza riuscire a interrompere la creazione nel suo percorso emozionale. ....Un profondo senso estetico lo ha sempre mosso e il suo lavorare è sempre stato legato al mondo della creatività, dalla moda all'estetica femminile, fino all'arte pittorica e scultorea in cui ora sta maggiormente sbizzarrendo il suo spirito libero. I suoi quadri risultano scevri da ogni superfluo abbellimento per essere direttamente espressione di un Bellezza e Spiritualità insieme. .....Giancarlo Sarvese in poco tempo ha saputo raggiungere un suo stilema deciso e definito, ma il suo percorso ancora è in evoluzione e sicuramente sarà sempre più efficace e dirompente...".

La creazione di opere che "cambiano" aspetto e colori con la Luce e con il Buio sono una delle ultime novità, stimolando la fantasia e le possibilità tecniche per una resa sempre più affascinante. L'utilizzo di colori fluorescenti con le luci di Wood hanno ulteriormente dato una svolta all'immaginazione ed al lato onirico dei suoi lavori. Il successo e l'interesse che ne è nato lo hanno  spinto alla realizzazione di tele "bianche", in cui solo pochi tocchi di colore, a volte materici, escono e fluttuano sull'opera .

Questa sua capacità di mettere e togliere fluttua quindi tra pesantezza e leggerezza come spinto da opposte tensioni emotive. Molto interessanti è l'inserimento di una grafia legata a "parole", vere o immaginarie, che appaiono in scritti quasi murali di alcuni ultimi lavori. La necessità di esprimersi e di cercare la comprensione di chi osserva? Certamente una forte voglia di comunicare!...sempre più e con mezzi sempre più espliciti!

Francesca Mariotti

16 Dicembre 2012/

13 Gennaio 2013

Giancarlo Sarvese

 

"IMPULSI"

 

Impulsi perchè Giancarlo Sarvese solo d'impulso sa creare.

Impulsi perchè è un impulso che sa metterlo in comunicazione con la sua opera.

Impulsi perchè solo così la si deve leggere. 

Impulsi perchè deve stimolare una infinita catena di altri "impulsi", creando una corona di emozioni unite insieme da esperienze diverse ma collegate da un'unica origine.

Il suo fare arte prende corpo con la tela, ne fa qualcosa di evanescente in una pittura che abbandona il segno e costruisce con il colore, ma anche di fortemente materico che dal colore "lievita" attraverso vere e proprie "esplosioni" della tela stessa. Tagli e fessure si riempiono di terra, fuoco e acqua, cogliendo dalla natura ciò che lo attrae ed emoziona di più in quel "raptus" creativo.

Ogni oggetto ogni ricordo, ogni collegamento materico partecipa al momento artistico divenendo parte di un tutto profondamente partorito dall'animo/inconscio dell'artista. Ciò che Giancarlo vuol comunicare è pregno di una serie di emozioni che devonoimpulsivamente trasformarsi in costruzioni estetiche sapienti e controllate. L'apparente caos che ne deriva, infatti, viene "armonizzato" e bilanciato nei vuoti e nei pieni, nelle tinte accese e in quelle morbide, attraverso rimandi e interazioni che catturano l'occhio e lo trasportano "altrove". Non si può rimanere indifferenti, si partecipa all'opera dell'artista attraverso pulsioni forti e immediate, positive o negative, ma innegabilemente coinvolgenti.

Giancarlo Sarvese, alla sua prima vera personale qui a Ferrara, ha iniziato a dipingere per una esigenza, forte e repressa, di esprimere ed estrinsecare ciò che la vita gli aveva fatto provare. Passione, rabbia amore tristezze e gioie hanno così trovato una "porta aperta" verso il mondo, verso gli altri con cui condividere e su cui cercare, attraverso gli sguardi e le parole che ne scaturivano, quel "calore" e quella empatia di cui aveva bisogno.

Man mano che progrediva nel suo percorso artistico, da autodidatta, l'arte ha cessato di essere una ricerca squisitamente formale per divenire un'avventura esistenziale, quell'avventura per la quale era partito!

L’intensità quasi ossessiva del suo lavoro lo porta a realizzare lavori di grandi dimensioni seguendo l'IMPULSO fino alla sua realizzazione completa, senza riuscire a interrompere la creazione nel suo percorso emozionale. I soggetti che ne scaturiscono perdono del tutto la loro connotazione originaria e ricevono una propria autonomia estetica e un nuovo valore simbolico. Il taglio, il colore, gli inserti materici, il movimento che sempre accompagna l'opera creano quell'equilibrio proprio dell'artista, che nella sintesi riesce a "concentrare un TUTTO" forte e sofferto in prima persona. Mi ha quasi commosso vedere come Giancarlo si nasconda dietro le sue CREAZIONI, spiando e traendo dalle reazioni e dai commenti tutta la ragione del suo operato. 

 

OLTRE di Luciana Zabarella
OLTRE di Luciana Zabarella

LUCIANA ZABARELLA

 

UNA SOTTILE LINEA DI FORZA

Di Francesca Mariotti

 

Luciana Zabarella, un’artista, una creativa, una performer che ama esprimere ed esprimersi in modo sempre più totale, attraverso un coinvolgimento personale profondo e viscerale. Oltre alla manipolazione della materia con la creazione di carte su cui intervenire, alle performance pubbliche site specific, la sua espressione si apre all’interpretazione più amplia e libera da parte di ogni fruitore, sulla scia di un “sottile filo rosso” di congiunzione tra l’opera e l’artista stessa. Un percorso attraverso un filo, la Passione, tra Passionalità e Sofferenza, attraverso la VITA, di cui questi due elementi sono gli estremi. Tra neri e bianchi si viaggia, incontrando le esperienze che, di volta in volta, essa comporta ed offre. Forme impresse che sono tagliate ed attraversate, in ascese e discese proprie di ogni progressione umana.

 

La carta, ruvida e irregolare, diversa ogni volta, in ogni foglio, estesa o piccola, chiara o scura, ma sempre “vissuta” con passione, nella sua sfaccettatura più intima e profonda diventa supporto e opera stessa, uscendo dalla semplice lavorazione della materia di cui è composta. Significato e significante di un rapporto intimo tra quanto contiene e quanto mostra ulteriormente al suo esterno. Il Rosso, il Bianco, il Nero, sono simboli e sintesi insieme di ogni emozione forte, nel bene e nel male, di quanto il CASO ci possa offrire nel percorso vitale.

 

«Quando, nel quadro, una linea viene liberata dall’obbligo di servire a un fine, ossia di designare una cosa e funge essa stessa da cosa, il suo suono interiore non viene più indebolito da alcuna funzione accessoria e conserva, tutta intera, la propria forza»…..

 

Le forme si muovono nel piano occupando spazi e campi che vengono solcati e attraversati da un’unica protagonista, la linea rossa, Luciana, la donna, l’umanità che in lei simbolicamente si incarna, e…..l’opera , il messaggio, la storia diviene universalmente pregante e esemplificativo. Una vera rappresentazione teatrale che si muove su una scenografia essenziale e minimalista. La grandezza della semplicità.

Espressione concettuale di grande efficacia e di nobile pregnanza espressiva, la Zabarella istintivamente e, in parte, inconsciamente si mostra nella forza e nella debolezza di cui è ricca con una sensibilità e una capacità espressiva adeguata alla sua ricerca tecnica e artistica, fatta di importanti esperienze e grandi riconoscimenti. Le sue esposizioni sono volute e studiate in luoghi e scenari in cui la sospensione è parte integrante. Una sospensione temporale in modo particolare, tra storia, passato, e speranza, futuro, cogliendo aspetti e situazioni interiori di un presente spesso molto sofferto. I suoi titoli ne sono una chiave indicativa, ma non necessaria, in quanto chiaramente coinvolgente anche dal visitatore della “prima volta”. Tante situazioni e storie si susseguono “come anime appese” al vento del tempo e del destino, molto vicino alle filosofie orientali e Zen!

La scelta stessa della carta come supporto principale del suo fare artistico, delle tinte essenziali, bianco, nero, rosso, le forme geometriche del triangolo, rettangolo e cerchio (rosso) molto fanno pensare all’oriente, ed alla sua comunicazione minimalista......(.continua.)...

 

 

Rossano Di Cicco Morra

 

La voce del colore

 di Francesca Mariotti

 

 

Importante esperienza si può effettuare incontrando l'esposizione delle ultime opere dell’estroso e concettuale Rossano Di Cicco Morra, artista abruzzese di grande interesse nel panorama del contemporaneo. La sua creatività si esprime sia nella pittura, concettuale e materica, che nel design, per cui è professionalmente conosciuto ed apprezzato. Le importanti conoscenze nel campo dell'Arte e dell'effervescenza culturale del nostro secolo, tra Andrea Pazienza ed il M° Scarpa, lo hanno sempre incoraggiato e sostenuto nella ricerca artistica e nella passione per quanto lo circonda, cogliendo forti imput emozionali dalle realtà sociali del vivere quotidiano. Le sue capacità tecniche e la sua innata attenzione all’estetica della comunicazione sociale hanno reso al meglio tutto ciò che affronta con serietà e profondità concettuale. L'arte e la vita sono in continua osmosi nel suo fare ed è evidente un impegno che lo conduce a sperimentare tecniche e materiali diversi per una sempre maggior resa nell'impatto con i fruitori. Questa mostra focalizza il tema de LE LIBERTA’ - The Freedom, tema molto sentito e interpretato su vari versanti sociali, dalla ricerca di una terra in cui essere liberi, Lampedusa Connection, alla denuncia della mancanza della Libertà personale in violazione dei Diritti Umani, sia nei confronti della Donna, Verginità, che di tutti gli uomini privati della Giustizia, Art. 8 Diritti Umani. Quindi un discorso estremamente forte e attuale che coinvolge tutto il mondo, ricco e povero, a Sud e a Nord dell'equatore. Un mondo che si vorrebbe equo e responsabile, ma che continua a "esplodere" in guerre, violenze e disastri, in parte o in tutto reputabili all'Uomo. In tutto questo Rossano trova come mezzo espressivo preferenziale, il COLORE, per la sua immediatezza ed espressibilità che cattura e comunica direttamente al cuore degli uomini. Un vocabolario cromatico che ci affascina e nello stesso tempo ci fa inorridire per quanto le sue tele e tavole fissano nei nostri occhi. Un artista che, grazie ad una ottima capacità tecnica ed una incredibile sensibilità sociale, riesce a scuotere gli animi comunicando direttamente con loro. La matericità, inoltre, fa scorgere un'attenzione per il particolare più incisivo e le sue affascinanti "Macchine inutili" ne sono una egregia prova. Grandi cassetti in cui l'oggetto si materializza entrando in contatto con il pensiero, mentre il filo conduttore viene reso con un tocco di colore che ne scatena la completezza. Molto concettuali e di grande effetto estetico le sue ultime "macchine" sono l'esempio di come l'Arte possa cogliere e scatenare una interessante catena del pensiero facendo da monito su tematiche di scottante attualità.

Un artista che sicuramente lascerà un segno nel firmamento dell'Arte contemporanea.

ANGELO FANTONI

Personale

VUOTI, PIENI E TRASPARENZE”

 

Sabato 24 settembre 2011, alle ore 18.00, si inaugura la Mostrapersonale "VUOTI, PIENI E TRASPARENZE" dell'artista Angelo FANTONI,ferrarese di origine, ma residente a Modena da diversi anni.La curatrice, Francesca Mariotti, in questo anno 2011 continua a focalizzare l'attenzione sull'Arte contemporanea e l'incidenza sul tema dell'ESISTENZA ed ENERGIA nello Spazio e nel Tempo in cui si vive. La mostra è sempre patrocinata dall'Associazione Olimpia Morata per l'interesse che l'Arte riscuote nello studio della nostra contemporaneità sociale e culturale. La mostra darà modo di esporre 15-20 opere dalla più recente produzione dell'artista: scultura pittura e installazione in cui viene recentemente inserito il plexiglass e il policarbonato per una maggior resa luminosa.

 

ANGELO FANTONI

Persona cordiale e creativa, come solo un artista Emiliano può essere, lasua positività si avverte dalle parole,dai gesti e dalla “solarità” delle sue creazioni, realizzate con luminose combinazioni di forme,e con la sua produzione pittorica, ricca di dinamismoe luminosità.

Le opere sono formate da assemblaggi e fusioni tra slanciate linee verticali e sagomate fantasie di intagli, in cui i giochi di pieni e vuoti si armonizzano in festose composizioni inneggianti alla Natura e la gioia di vivere. Dalla passione per la vita prendono così il via composizioni informali che,tra gioiosi equilibri e trasparenze,realizzano una sintesi perfetta dell’umano quotidiano, soggetto sempre a messaggi ambigui, ma anche guidatodalle stelle e dallenergica voglia di andare “un po’ più in là”. Nellapittura,Fantoni ci mostra la sua necessità di tagli e linee definite,che seguano le forme e ne accentuino la pregnanza; Fantoni sa avvertire e comunicare,con le sue fantasiose creazioni e composizioni,tutto un mondo fatto di creature e di simboli, esprimendosi con leggerezza e semplicità, anche se in modo tutt’altro che semplicistico. Sole, cielo, lune, gocce, gufi, ricci,vele diventano espressioni simboliche della vita e del suo continuo fluire,tra corpi ed esperienzeinfiniti. La fantasia e la creatività del nostro artista si possono cogliere nel saper modificare strutture, oggetti e immagini,in nome di una continua metamorfosi delle forme, intagliando e unendo segmenti, elementie materiali diversi,per trasformarli in linguaggio e messaggio universale. Ciascuno, di fronte alle sue opere,sente di farne parte,in una sorta di richiamo interiore a tutto ciò che può affratellarci gli uni agli altri. 

 

HEARTS 9-Queen of Hearts -affresco
HEARTS 9-Queen of Hearts -affresco

 

Claudio Bandini

 

“HEARTS”

 

Biennale di Ferrara 2010

 

“Claudio Bandini ci riporta con le sue opere al cubismo orfico di Robert Delaunay, per l'intima natura musicale, in cui, le scomposizioni del colore con i loro effetti di compenetrazione, di simultaneità, di dinamismo, acquistano un valore autonomo, indipendente dagli oggetti rappresentati.. Si ha quindi la realizzazione di dipinti astratti in cui i piani si sfaccettano moltiplicandosi nei colori del blu, del rosso, del nero, sempre più sfumati e tenui, ruotando in vortici luminosi in cui la luce dorata esce e catalizza lo sguardo… Le geometriche realizzazioni ruotano all'interno di un vortice, ( riportando agli occhi l'opera “Formes circulaires” del 1913 di Delaunay), creando percorsi che si toccano e si intersecano, nelle immagini come nella vita. I suoi “HEARTS” nascono dalla collaborazione con la visual-artist serba Nina Todorovic, e si sviluppano in una bellissima serie di più di 30 opere, in cui i percorsi cromatici si intrecciano con intarsi fotografici creando “cuori” fluttuanti, di cui la figura femminile è protagonista, anche solo con una piccola presenza. Quale poesia migliore poteva esprimere questo Amore per la Donna?! Delicato e sensibile, l’artista ha espresso un omaggio che ne completa la forte capacità espressiva attraverso le sue semplici cromie, in un susseguirsi di tasselli che si dispiegano tra i rosa i blu e gli azzurri, casuali e voluti insieme, su un manto di pallido cielo infinito e impalpabile. I suoi sfondi, preparati con cura sia su tavola che su tela, accolgono e si illuminano a tratti con gli ori zecchini, dandoci un effetto luminoso e pregnante ancor maggiore. Il fine ultimo della sua arte, pur senza volerlo in modo diretto, si rivolge alla coscienza di noi tutti, per alleviare le tensioni indotte dalle difficoltà dell’esistenza, e quindi inteso come messaggio di speranza per un’umanità postmoderna, spogliata dei suoi valori fondamentali ma spinta da un bisogno, sempre più forte, verso la disperata ricerca di pace e di serenità. Un ritorno alla “madre” che sempre ci protegge e accoglie nel suo corpo-terra, fonte e speranza per la nostra pace e tranquillità.” Francesca Mariotti

 

CONTE (Luigi Colombi)

 

PERCORSI ALTERNATIVI

Ferrara, ottobre 2010

 

"L'arte spazza via dall'anima la polvere depositata dalla vita di tutti i giorni." ( P. Picasso)

I ”percorsi” di Luigi Colombi, in arte CONTE, proseguono sempre in modo “alternativo” al vivere rutinario che poco ha di personale e molto di massificante o “globalizzante”, come ora si ama dire. Le sue espressioni si sono sempre meglio definite come vero e proprio stilema, in cui l'artista si riconosce e viene riconosciuto. Le sue “punteggiature di colore” segnano i molteplici voli di pensiero, le coincidenze e le dissolvenze, che nella vita si susseguono incessantemente. Le Morti e le Rinascite a cui il pensiero continua a sottoporsi negli innumerevoli “attimi” di cui la vita è composta. La difficoltà sta nel soffermarsi e cogliere il pensiero in un attimo saliente del suo evolvere e nello stesso tempo riuscire immediatamente a imprimerlo sulla tela, legarlo e imbavagliarlo, per esprimerlo, come il nostro artista, estrinsecando un momento irrepetibilmente unico, anche se condivisibile…..L’ATTIMO è il giusto frangente che muove velocemente la mano e la mente dell’artista. Qualcosa di alchemico tra pensiero, emozione e gesto si concretizza e prende le sembianze di un sentimento, l’intensità di una voce profonda che scaturisce e “nasce” tra colore e materia. Interessante è anche scoprire, sul retro della tela, le annotazioni che lo stesso artista, a volte, scrive: non frasi, ma frammenti e concetti, veri e propri imput per la creazione e la lettura dell’opera. CONTE anche in questa esposizione ci cattura e ci coinvolge attraverso le sue opere cariche di “gesti cromatici” e “percorsi alternativi” del PENSIERO, sempre attento alle espressioni ed emozioni dell’animo. (Francesca Mariotti, ottobre 2010)

A3 - opera di Laura Caramelli
A3 - opera di Laura Caramelli

LAURA CARAMELLI

 

Mostra Personale

"OLTRE L'IMMAGINE"

Palazzo Panciatichi di Firenze

13/21 maggio 2010

 

Presentazione di Francesca Mariotti

 “NELLA CONTINUA RICERCA DI NOI STESSI”

 

Laura Caramelli, una donna, un’artista, un medico, una sensibilità nei confronti degli altri, innata e forte, che si è espressa in forme diverse nei diversi tempi della sua vita. Sensibile e attenta nella sua attività professionale, dedicata alla ricerca ed all’approfondimento, personale, del rapporto tra la malattia e la psiche umana, si è rivelata negli anni un’altrettanto sensibile e attenta “sperimentatrice nell’arte “ e nelle sue diverse discipline. Ha piacere di vestire i panni dell’abile alchimista che, con le sue conoscenze e le sue curiosità, scava nel fondo dell’uomo e ne cerca la verità, sempre un po’ magica e nascosta, dell’animo o dell’inconscio che “alberga” in ognuno di noi. Le sue sculture e i suoi quadri hanno in sé un qualcosa di rilassante ed un qualcosa di inquietante insieme: la nostra doppia natura e la nostra fragilità interiore viene indagata e scossa, in modo efficace e lineare. Si trovano in esse la capacità tecnica della scultrice, conoscitrice della materia e delle sue infinite possibilità, e la capacità espressiva e comunicativa di una persona che ha incontrato uomini e donne, storie leggere e pesanti della nostra società, capendole e facendone esperienza per una visuale più amplia della vita.

Molte volte i suoi ricordi clinici affiorano nel far comprendere e indagare un aspetto dell’animo profondo e molto fragile espresso con le sue creazioni. Le sculture, A1-A2-A3, tutti i suoi “Antonio”, sono espressione di rapporti o aspetti di un rapporto da lei vissuto e sentito, a volte sofferto, ma che con elegante semplicità viene espresso attraverso linee e volti “minimali”, essenziali nella forma e nella materia stessa.

E l’'inconscio che è in noi si manifesta così nelle sue opere quale atto di coscienza, di consapevolezza dimostrando che solo se siamo consapevoli mostriamo le nostre intenzioni. Laura ha l'intenzione di rappresentare l'uomo e con lui il mondo nel quale vive, di rappresentarlo in tutta la sua contraddittorietà, in tutto il suo tormento, in tutta la sua elevazione. E così ci dona immagini, trasformate attraverso il filtro dell'anima. Per quanto siano limitati i mezzi dell’arte, l’artista cerca di rendere visibile la condizione umana, la sua molteplice eguaglianza e omogeneità nel mondo contemporaneo. L’uomo smembrato e diviso si perde in un mare di teste, mani, piedi tutte uguali e accumunate dall’anonimato in cui siamo condannati. La società di oggi impedisce la vitalità e le diversità, appiattisce la vita e crea fiumane di persone, convogliandone settorialmente ogni desiderio e ogni pensiero. Divisi tra due modi di essere internamente, bene / male, le anonime sagome nella società, gli uomini e le donne, sentono il peso della società stessa. Non si riconoscono spesso in nulla di decisamente giusto o decisamente sbagliato e restano sospesi e interdetti nella loro vita. Laura ha bisogno di mantenere vigile tutto il proprio essere in un lucido stato di coscienza: essere sul chi vive con tutti i propri sensi. Le figure, le sagome, i volti che Laura riproduce, esprimono quello che Schopenhauer affermava fosse "un impulso misterioso ed oscuro", il nostro inconscio. Nella più recente produzione di L. Caramelli è entrato un elemento in più oltre alla serialità della vita : lo specchio. Lo specchio è protagonista delle sue tavole ed entra, anche se in parte, nelle sue light boxes, in cui la dualità dell’individuo , tra bianco e nero, cresce e si moltiplica. Specchi che mettono gli uomini, questi "sconosciuti a se stessi", che "vivono tutti insieme in una nebbia di opinioni impersonali e semipersonali" , come diceva Nietzsche, mettono gli uomini di fronte a se stessi. Coinvolgendo gli spettatori nell’opera l’artista mette così anche l’opera nella vita degli spettatori. Una lezione di psicanalisi immediata e diretta in cui Laura comunica con gli altri e nello stesso tempo procura una autoanalisi ad ognuno. Profonda e cosciente delle paure e delle fragilità umane, Laura le affronta per comprendere la via e trovare il coraggio di vivere in armonia. Ricerca che si realizza in un continuo dialogo interiore, sincero e essenziale, quale mezzo per una Umanità consapevole e semplicemente realistica. Nei suoi lavori la materia, legno, gesso, specchio, tele, garze, si compone in quadri/bassorilievi, sculture, light boxes, in cui la forma primaria e identificativa dell’artista è sempre la figura umana e la sua stilizzazione. Figura che lancia un grido, “muto” ma imperioso, alla vita, espressa dai colori, magnifici e puri, con cui interagisce: soprattutto blu, rossi e gialli. Un dialogo cromatico ne esprime l’immediatezza per l’occhio che tra il colore e il bianco/nero dei volti rimane coinvolto e affascinato

Comunicazione e “bellezza” artistica creano quella simbiosi tra l’opera e il fruitore che solo una abile artista contemporanea come la Caramelli poteva riuscire a creare, raccogliendo in pieno quello che Gillo Dorfles definisce il compito “dell’Arte pura”: quello della “meditazione e contemplazione”.

 

"TRAMONTO IN LAGUNA" di Emanuele Biagioni
"TRAMONTO IN LAGUNA" di Emanuele Biagioni

Emanuele Biagioni

 

“….tutto è colore cangiante e fiammeggiante…” C. Monet

 

Martedì 20 aprile/2 maggio 2010

Galleria The New Ars Italica - Milano

 

L’emozione che diventa Colore. Il colore che diventa Materia. La materia che diventa luogo, città, acqua, cielo, bosco, paesaggi di siti cari “goduti” dall’artista toscano Emanuele Biagioni. Dalla sua terra in Garfagnana ha preso e colto i primi “palpiti della bellezza” negli scorci e nei colori intorno a sé. Luoghi che simboleggiano momenti di un animo poetico, poesie che diventano immagini forti di un elemento predominante e inconfondibile: la LUCE.

La LUCE infatti trionfa in queste bellissime tele e tavole che il giovane Emanuele Propone con sentito fervore lirico. Le sue meravigliose lagune veneziane, la sua Lucca, così come Roma, Londra, Parigi, Valencia, ed in questo nuovo incontro Milano, si riempiono di mille e mille “segni corposi” di colore, a spatola o pennello, che “catturano” i raggi di luce, solare o lunare che sia. La luce dona a loro quell’essere “cangiante” e caratterizzante di una lezione venuta dal passato, Monet e Van Gogh, ma anche Turner, vorticoso protagonista di atmosfere che della luce ha fatto un sentimento e un’anima, impalpabile e imperiosa, di ogni suo “spunto” paesaggistico. E così Emanuele Biagioni, romantico impressionista dei nostri giorni, ci dona spaccati e scorci di città, già note e immortalate da artisti di tutto il mondo per la loro bellezza e storia, colte però in un aspetto più intimistico e magico, con poche linee di riferimento realistico, ma infiniti tratti di luce e colore, nella ricerca continua, volta ad immortalare anche solo un attimo del nostro sentire più invisibile: l’emozione dell’anima. Emanuele dipinge creando, segno dopo segno, in ogni sua opera, un enorme “puzzle compositivo”, (come ha giustamente scritto l’amico Prof. Franchino Falsetti), in cui il luogo è stimolo e pretesto insieme per manifestare l’emozione dell’artista davanti alla bellezza della Natura ed alla grandezza di alcune meraviglie create dall’uomo. Emanuele fissa cosi le sue impressioni seguendo le corde della sua sensibilità in una sorta di “diario di viaggio” attraverso i luoghi e le città visitate. Mancano le figure umane oppure sono segni indistinti che minuscoli popolano immensi scorci e luminosi siti che hanno lasciato un segno nell’occhio attento dell’artista. La vita è fatta di momenti intensi, che costituiscono piccole parentesi nello scorrere del tempo, in questi momenti ci sentiamo “parte” di un “tutto”, in armonia con noi stessi e con tutto ciò che ci circonda. Emanuele trae da questi attimi la sua linfa vitale e la sua “traccia “ artistica: riesce a trasmettere, con mille e mille veloci passaggi e colori, l’anima più profonda dell’Universo, in una incessante ricerca della Bellezza non fine a se stessa, ma profonda e carica di vita e, quindi, di LUCE.

 

Francesca Mariotti

 

 Vincenzo Biavati

 

..è di scena la luce!

“Si accendono le luci sul sipario. Ha inizio lo spettacolo. Nessuna paura, voi siete al sicuro, al riparo da ogni improvviso colpo di scena. L’occhio dello spettatore viene catturato e si entra nel sogno, nell’incantesimo che solo le luci sanno dare. Una passione e una capacità, quella di Vincenzo Biavati, che sa donare e esprimere la parte bambina che è in ognuno di noi. Giocare con la luce e stupirci ad ogni esplosione fantasiosa che scalda e che illumina la mente. La fonte di ogni forma di vita, il calore e la crescita dell’emozione, tutto prende corpo e si “irradia”da un semplice raggio di luce. Vincenzo Biavati sente che è questa la via per una evoluzione della sua arte e ne prende possesso, progetta e i suoi progetti diventano OPERE LUMINOSE e fantastiche che, come l’americano James Turrell, vertono principalmente sulla percezione della luce e dello spazio. Light boxes si ergono a emblema di ciò che è la dimensione metaforica della luce nella contemporaneità, in una sorta di  riscoperta della vita, perché spesso guardiamo e non vediamo”, come afferma lo stesso Biavati. Le sue creazioni, tecnicamente ineccepibili e scrupolosamente progettate, si realizzano donandoci poetici risultati e oniriche suggestioni. La luce, il riflesso e il colore interagiscono e creano una magia che trasforma l’ambiente e trasporta in una dimensione “altra”, fuori dal tempo, ma dentro di noi. LA LUCE, la luce per vedere, la luce per vivere una vita a colori, la luce ispiratrice e la luce come obbiettivo; quanto ha influito sulla creatività e sulla crescita artistica e creativa dell’umanità? Quanto nella vita si deve alla nostra capacità di “VEDERE” la luce, di “METTERE ALLA LUCE”, di “ESSERE ILLUMINATI” e di poter apprezzare quanto ci circonda ATTRAVERSO ESSA? Da sempre l’Arte visiva ha cercato di cogliere la luce e di inserirla nella sua opera attraverso i contrasti e l’uso dei vuoti e dei pieni, per giungere alla nostra era in cui la luce stessa è inserita nell’opera come elemento tecnologico ulteriore, energia rivelatrice e rivelante di ciò che è dentro e ciò che è fuori di essa. Pochi sanno che Picasso nel 1949 si esibì in performance documentate nell’archivio della rivista Life da una serie di immagini che sono ormai entrate a far parte della storia. Si tratta di scatti eseguiti nel 1949 dal fotografo Gjon Mili, che vedono il grande genio e artista Picasso dipingere con la luce, creando delle straordinarie opere luminose davanti al fotografo, il quale immortalò al meglio le sue azioni. Poi fino agli anni 70-80 non si arrivò all’utilizzo della luce nell’arte. Ora l’uso di neon e laser ha permesso di realizzare creazioni che non solo coinvolgono spazi definiti intra moenia per suggestive installazioni, ma ha dato la possibilità di grandiose installazioni luminose che hanno coinvolto edifici e spazi pubblici all’aperto di notevoli dimensioni, in Italia ed in tutto il mondo. Vincenzo Biavati utilizza un linguaggio basato essenzialmente sui fenomeni della percezione dello spazio e progetta nel e con lo spazio, comprimendolo e dilatandolo attraverso sapienti giochi prospettici di luci e ombre mettendo lo spettatore di fronte a quel mondo tanto reale e scientificamente spiegabile, quando magico e straniante. Spazio come luogo saturo di una materia sottilissima – spiritus – la cui esistenza è motore primario della Natura fenomenica. Le coordinate di questo universo caotico ma silenzioso, dove si muovono, incrociano,scontrano e fondono le forze primigenie che generano la vita in tutte le sue forme, sono riconosciute ed espresse come segni, che mutano continuamente equilibrio, adattandosi all’ambiente ed agli oggetti che incontra. Così in questo lampadarificio Biavati ha coinvolto e “ridestato” lo spirito dei vecchi macchinari, di magazzini colmi di resti produttivi, uffici e passaggi  per creare un percorso di vitale creazione in cui gli spettatori sono trascinati ed invitati a muoversi ed a partecipare, anche attivamente, entrando nella creazione stessa e nello spirito di chi l’ha creata. Una unica grande “scena teatrale” che si apre alla vita e che accoglie tante vite al suo interno, in cui e con cui muoversi, respirare e concepire lo spazio, sciogliendosi nel reale in brani di architetture concepite e scelte sul sentire dell’uomo. Vi è storia di tante storie in questi luoghi dismessi ed affascinanti, basta la luce per ridestarli e non dimenticarli. Coglierne la bellezza e la spiritualità, l’immensa carica emozionale di cui sono colmi, il tributo a chi al loro interno ha vissuto e lavorato per tutta la vita, sono le motivazioni e la ricerca che l’arte side specific di Biavati ha trovato e voluto mettere su questo suo luminoso palcoscenico. Progettare e realizzare in base a precise filosofie di ricerca è sempre stato il modus procedendi di Biavati, ingegnere e progettista, ed anche nelle sue installazioni e creazioni tale impostazione si nota e si coglie nell’ordine e nell’armonia di quanto realizza. Ambienti e materiali sono disposti e inseriti in un unicum dal quale nasce un’opera d’arte incisiva e poetica insieme. Poiché in fondo “L'arte è una bugia che ci fa realizzare la verità.”, come diceva Picasso, anch’esso attratto dalle possibilità date da segni di luce all’arte moderna.

(Francesca Mariotti)

 

 

Paolo Aloisi "Pomeriggio d'agosto" - tecnica mista su tela
Paolo Aloisi "Pomeriggio d'agosto" - tecnica mista su tela

PAOLO ALOISI

 

Il gesto e l’anima

 

"L'arte spazza via dall'anima la polvere depositata dalla vita di tutti i giorni." P. Picasso

Paolo Aloisi, medico e artista, binomio che non mi pare più tanto strano avendo incontrato eccellenti artisti che “fanno anche il medico” nelle mie conoscenze professionali. Artisti che acuiscono, per la professione svolta, un bisogno particolare di “spazzare via la polvere” per tornare all’anima, all’emozione, a tutto ciò che di più impalpabile e istintivo vi è in ognuno di noi. Il gesto diviene mezzo espressivo diretto con essa, che conduce ed è condotto sulle mille varianti del colore, per esternare e comunicare l’incomunicabile. Vita vera spesso segreta e nascosta dall’incalzare senza sosta del mondo di oggi, dallo scorrere del tempo sempre più veloce e sempre più tiranno.

Aloisi ha la capacità di uscire da questo giro vizioso e ..dipinge. Mostra la sua anima, libera e piena di emozioni forti o leggere, buone o cattive, esattamente come la vita le propone. Capacità non comune è quella di riuscire con pochi gesti e pennellate a rendere immediata la comunicazione con i fruitori dell’opera. "Arte è l'eliminazione del superfluo." affermava sempre Picasso, pochi segni e tutto può prendere corpo, il movimento del gesto che pone le pennellate o le gocciolature , i contrasti, le combinazioni cromatiche creano una armonia ed una “musica” che l’occhio coglie immediatamente  e fa sua. Le opere di Aloisi hanno titoli spesso descrittivi, come  “Spazio cellulare” o “Attività mitocondriale” vicini al suo ambiente abituale, oppure “Fondali” ed “Edizione straordinaria” legati a esperienze ed ricordi catturati e trascritti in pennellate dense e movimentate sulla tela bianca. La sua vena artistica necessita di immediatezza nel creare e nel comunicare, per non perdere e dimenticare il “guizzo dell’anima” che ne è nato.

E’ essenziale avere i piedi saldamente piantati in terra se si vuole spiccare il volo verso il cielo” (J. Mirò). La libertà e la spontaneità delle creazioni di Aloisi sono il risultato di una lezione importante per gli artisti contemporanei, che fin dai “tachistes” e per tutta “l’action painting” hanno percorso il ‘900. Sostenuto da un impeto inesauribile, Aloisi prosegue questa tradizione: mostra e al contempo nasconde il cuore pulsante dell’estrosità originaria, allacciando e slacciando forme e colori in un gioco infinito di rimandi e invenzioni. “…Poiché per cogliere l’idea basta una scintilla in grado di accendere la fiamma nell’occhio insaziabile di visioni…” portando l’artista e insieme lo spettatore all’incursione in una dimensione altra, psichica e onirica, spazio infinito in cui potersi trovare e perdere nel contempo.

 

Ferrara, settembre 2009     

Francesca Mariotti 

LILIANA BORDONI "paolo e Francesca" Terracotta
LILIANA BORDONI "paolo e Francesca" Terracotta

Liliana Bordoni

Tensione tra materia e emozione

L’armonia sprigionata dalle creazioni in terracotta di Liliana Bordoni sono il filo conduttore di tutta la sua creatività. La sua vena creativa cerca e plasma forme, spesso legate alla sinuosità della donna o del mare, in cui la ricerca dell’equilibrio nella composizione è sicuramente un dato costante. Tra le ultime creazioni, è significativa la terracotta “Paolo e Francesca”, in cui il concatenarsi delle figure tese verso l’alto, avvinghiate tra loro con le braccia, mostra una passione ed una simbiosi dei due amanti che solo una armonia di sentimenti può dare! La passione e l’amore reciproco vengono evidenziati e “celebrati” dal movimento sinuoso delle forme , ma anche dal cromatismo utilizzato tra  il bianco e il blu. Si può quindi sicuramente dire che Liliana utilizza il colore per accentuare l’emozione che la scultura racchiude in sé. Tensione materica ed emozione cromatica si cercano e si concretizzano nel suo “fare arte” prendendo lo spettatore e conducendolo in una dimensione diversa: passato e presente si fondono diventando stimoli e trovando nella rappresentazione dinamica opere ancora aggrappate alla realtà-materia, ma tese nel movimento, protese e pronte a staccarsene attraverso emozioni-cromie che le rendono “altro”. La sua continua sperimentazione tra smalti a fuoco, ossidi e acrilici ne rivelano l’inquietudine e la meticolosità del lato tecnico, come lei stessa afferma, dicendo: “… procedo  alla terza o quarta cottura alla ricerca di quell'effetto che mi colpisca, che mi soddisfi...alcune volte lo faccio a distanza di anni..”. Liliana Bordoni ha quella sensibilità particolare che l’artista racchiude in sé e che permette di assorbire le mille vite che incontra nella propria vita, rivelando oggi sempre qualcosa di diverso da domani: “…non ho un volto solo, ma tante sfaccettature, tante parti di me che cerco di realizzare, portare avanti armonicamente, perchè accontentarsi di un volto unico quando possiamo essere "uno, nessuno e centomila"?”.  Nasce la tematica delle Maschere, colte dal passato, ma radicate nel presente, espressione saliente del suo iter; le Maschere accompagnano e fanno parte del percorso artistico, costituiscono quasi la presenza dell’artista, tra realtà e immaginazione, scrutano o urlano la sua coscienza, vigile e  sensibile. Ciò che affascina è la particolarità delle sue opere, mai uguali a se stesse, con un forte richiamo agli stili della magna grecia, minoica, cretese, fenicia e nuragica. La Bordoni intende l’arte come un'espressione legata al mito, cioè come rapporto fra le idee e il mondo reale. Infatti attinge alla fonte inesauribile della sua mente e da essa ricava quelle associazioni di idee, quei ricordi intrecciati alla coscienza storica che, una volta confrontati con la realtà, danno luogo a un felice connubio. E quasi sempre la materia viene trasformata e si evolve per definire un Assoluto a cui l'artista fa riferimento: la Donna. Figura che, anche sola, racchiude il significato della Vita, sia essa nel dolore come nella consolazione, sia essa nel tormento delle passioni come nella spensieratezza del gioco d'amore. La donna viene raccontata nella sua essenza squisita, mente autoctona, su una linea di discrimine fra vanità e riservatezza. Simbolo che l’artista ha saputo collocare tra gli altri segni, quelli della creatività dell'essere e delI' aspirazione a significare.

Ferrara, 12 agosto 2009                              Francesca Mariotti

CONTE - "Macchia di vita"
CONTE - "Macchia di vita"

CONTE Pittore

(Luigi Colombi)

 

Il Ferro La Carta e L’Anima

 

I colori, come i lineamenti, seguono i cambiamenti delle emozioni. (Pablo Picasso)

 

Nuova produzione per l’artista Luigi Colombi, in arte CONTE, una nuova serie di opere che da tempo aveva in animo di fare. La MATERIA prende un senso ed acquista una sensibilità e profondità maggiore. Le opere sgorgano naturalmente da un “sentire” più esistenziale e intimo dell’artista. Il fascino della creazione materica prende corpo nelle “carte” e nei “ferri” che segnano percorsi in cui “l’anima” vaga territori ed emozioni inesplorate (vedi “fuoco e pensieri inesplorati”, “attenzione cielo inesplorato” e “passione inesplorata” in cui la stessa definizione enuncia una nuova emozionalità) . Incontri nuovi e passioni forti si manifestano ed esplodono (“lo strappo del pensiero”, “l'oro il pensiero la passione” e ancora “un'anima ravvivata”), cambiano i percorsi e la materia si fa più importante nelle sue combinazioni con il colore fino a giungere a monocromi in nero che ancor più rendono l’eleganza e l’armonia della materia nelle sue forme e nella sua pregnanza espressiva.

Opere che incidono anche sullo spettatore una riflessione profonda con se stessi, con quanto di più sentito può suscitare un’opera d’arte: un’emozione. L’emozione di un ricordo o di una immagine legata alla propria vita, “macchia di vita” come è intitolata un’opera particolarmente significativa. Il significante di tutto questo percorso artistico sta proprio in ciò: l’aver espresso in modo più incisivo, quasi “brutale”, l’emozione pura.

Conte prosegue il suo fare attraverso un simbolismo del quale è pervaso tutto il suo lavoro: una produzione che ha il sapore di una "recherche" della propria anima e di quella universale. Questa è la chiave di accesso per comunicare con il mondo. Particolarmente vicino al pensiero che dell’Arte e del “fare arte” aveva Picasso, per il quale gli artisti avevano un impellente obbligo, così espresso in modo categorico: "L'arte non è la mera applicazione dei canoni,  Arte è ciò che tramite istinto e mente riusciamo a percepire oltre ogni canone! Quando amiamo una donna non le misuriamo gli arti."

La mente e l’istinto sono ciò che guida qualunque espressione artistica, nel giusto equilibrio tra loro senza barriere o limite alcuno, nella più assoluta libertà espressiva!! E’ con consapevolezza che l’artista presenta la sua opera, con un controllo bilanciato di estremi che proprio nel massimo della loro repulsione, si attraggono e si fondono, e si volgono a fornire un messaggio. E come in un classico “giallo”, l’intreccio si scioglie solo alla fine, svelando allora, ma solo allora, la sua identità, il suo fine e scopo, la sua profondità aldilà della epidermica semplicità.

Conte sembra porre all’artista di oggi lo stesso inquietante dilemma che Picasso seppe esprimere: "Dobbiamo dipingere la facciata, dentro la facciata o cosa sta dietro?".

In questa sua ultima produzione Conte ha trovato la risposta, in modo deciso ed energico esprimendo se stesso e la sua “anima”, simbolicamente espressa tra materia e colore, forte di se stessa e “liberata” sulle tele in modo immediato e istintivo.

Conte  manifesta chiaramente l’intenzione di continuare ad esprimersi con un’arte tutta astratta; un’arte difficile da capire; un’arte che va ispezionata, sentita, fatta propria, vissuta. Capace di astrazione è il genio, la cui mente giunge a spaziare in un Mondo Altro e a visualizzare realtà solo apparentemente non concrete .

L’arte di Conte parla, bisogna solo saperla ascoltare. Parla di attualità. “Quanto più è orrendo questo mondo, tanto più è astratta l’arte”, diceva Paul Klee.

La scelta di due materiali così diversi, come il FERRO e la CARTA, l’uno simbolo di forza e durezza e l’altro di fragilità e malleabilità, hanno una loro pregnanza sulla riflessione che l’opera comporta: l’armonia e la disarmonia che, grazie all’intervento del colore, viene evidenziata dall’artista, ne rendono pregno il significato e l’emozione suscitata ed espressa.

Creazioni che costringono anche lo spettatore a mettersi in gioco e a cercare dentro di sé ricordi e sentimenti inespressi o dimenticati, riflessioni sul mondo che ci circonda e sulle scelte di vita fatte o da fare.                                                                                                          

 Ferrara, agosto 2009                                                          

Francesca Mariotti                                                                                            

Formaggio Grana - olio su tela - 36x36 - 2009
Formaggio Grana - olio su tela - 36x36 - 2009

Ferrara, 3 – 10 giugno 2009

 

THE FAME : la fame o la fama, il successo??

 

 

Una forchettina di plastica con un messaggino legato intorno: è un invito a cena? un pic-nic? Strano, ma vero, è l’Inaugurazione di una Mostra !! si tratta di piccoli inviti ad un tavolo aperto alle cose buone e semplici che la Natura ci offre, THE FAME, nuova esposizione di piccole opere ad olio dell’artista Terry May, ferrarese per scelta, nel grazioso e ospitale Studio Dietistico della nutrizionista Sara Forelli, in Via del Gambero, a Ferrara.

La col-location, come ha simpaticamente definito la nostra artista, è stato il punto di partenza da cui ha tratto ispirazione per creare un “alfabeto alimentare”, circa 21 tele, di 36x36 cm, che dalla A alla Z scorre tra frutta e verdura, con qualche divagazione tra Pane e Uovo, un piacevole discorso che interloquisce con gli alimenti della dieta mediterranea. Terry ne esalta la forte influenza legata ai prodotti più semplici e naturali della nostra terra, che ne sono i protagonisti. Le sue tele, minimaliste e poetiche, ci donano quindi soggetti in primo piano in paesaggi incontaminati dall’uomo e silenziosi al sole o ad una piccola luna, che disincantata e serena illumina il blu del cielo. La zucchina diventa ponte su un fiume , le ciliegie vele sul mare, le olive “personaggi” al lume di “Oliva” e altri ancora innocentemente richiamati per le loro iniziali ad una “tavola imbandita”  con la Natura.

Grande protagonista di questa serie è la “coppietta ferrarese”, in campo oro, il nostro amato pane che tanto ci caratterizza sulle tavole di tutta Italia: un omaggio che la May sente quasi dovuto per la sua “originalità”. Scrive Terry: “un pane che rompe lo schema della ciambella e del cerchio e del filone o baguette. … …

De Chirico e Savinio videro queste coppiette e le mangiarono; sentirono il gusto di un pane che non è da scarpetta….Quel che poi è successo, the fame, dopo il sapore di quelle x, è detto Metafisica ed è diventata pittura e arte…”. La Fama, quindi, The Fame anche come Successo, poiché dallo stare a tavola sono nate e possono nascere spunti, emozioni e immagini degne di successo.

Questa mostra offre anche l’occasione di cogliere e di mettere a fuoco un luogo comune a tutti, un centro di interessi che accomuna tutta l’umanità e che permette a molti di confrontarsi e di conoscersi meglio: lo stare a tavola.

La sua tavola è poi ulteriormente allusiva ad un non-luogo, in cui attraverso l’incontro di persone diverse e infinite, meglio si coglie un denominatore comune: l’ARTE. L’unica opera in cui si vede una tavola imbandita a cui sedersi immaginariamente ci dona, infatti, come posate, gli strumenti principali del “fare arte”: pennello, spatola e raschietto.

L’Arte quindi ci pone nella condizione di comprendere le maggiori emozioni e le principali essenze della vita. Per vivere dobbiamo nutrirci e, anche, per vivere bene dobbiamo saper scegliere ciò che è essenziale per la nostra vita: gli alimenti, metafore delle nostre scelte, naturali, belli, tanti e vari, come solo la Natura sa donare, sono le svolte che occorre  individuare ! Vita Sana è una vita in cui la Bellezza viene esaltata e colta anche nella sua naturale e reale esistenza! Grazie Terry e….Buon Appetito!!!                             

( Francesca Mariotti)

 

"Specchio" di Cate Maggia
"Specchio" di Cate Maggia

Italia  e Marocco: due mondi che si incontrano tra Mediterraneo e Arte

 

“La Vita imita l’Arte più di quanto l’Arte imiti la vita” O. Wilde

 

L’Arte visiva e plastica contemporanea è composta da un armonico insieme di stili, movimenti e tecniche, diversi e paralleli, che si caratterizzano per essere l’espressione di un dialogo aperto tra Arte e Vita, nelle sue diverse espressioni interculturali.

Come in Marocco anche in Italia possiamo trovare un comune denominatore nella Tradizione e nella Storia fortemente legata al bacino del Mediterraneo, culla di popoli antichi in stretto contatto tra loro e motivo di continui scambi culturali e artistici nei secoli.

Radici comuni ci uniscono ancora oggi e ci permettono di provare emozioni e di esprimere temi fortemente presenti. La stretta relazione tra Arte e Vita ha fatto si che gli artisti, quale “voce” del proprio gruppo sociale, siano cantori di preoccupazioni e malesseri della odierna globalizzazione e della massificante oppressione di una realtà in cui il “progresso” non sempre è sinonimo di miglioramento. Si avverte quindi una malinconica ricerca di ciò che è espressione semplice e diretta dell’umano sentire, fino a far riaffiorare pensieri “puri” e "semplici", nel continuo errare dell’anima tra le ricchezze illuminanti di luoghi e tradizioni. Osservatori di un mondo in cui le culture sono in evoluzione continua, gli artisti sperimentano una pluralità di linguaggi, contaminati dalla comunicazione mediatica, affrontando temi di attualità, riflessioni esistenziali e problematiche sociali trasversali. Il tutto attraverso una ricerca che adotta materiali e idee della tradizione con linguaggi contemporanei, spesso molto “occidentali”, dati dalle nuove tecnologie. Nasce quindi l’esigenza di eventi che portino a contatto popolazioni e continenti uniti dal comune anelito a principi di comunanza e fratellanza su progetti culturali e artistici legati a tradizioni e origini vicine.

La manifestazione è caratterizzata da un forte carattere multietnico che, sommato alla presenza di esponenti di particolare stilema espressivo, garantisce un clima culturale stimolante e pronto a cogliere la frizzante creatività del contemporaneo. Artisti che, mettendosi in sintonia con i principi estetici dell’odierna comunità,  riescono a far comunicare le varie realtà che la compongono, facendo da "ponte d’unione" per un futuro migliore.

 

Francesca Mariotti

ROMINA BERTO

“Tra sogno e realtà: il filo sottile dell’anima”

 

 

Romina Berto, una donna, un’artista, una persona che ha fatto un interessante percorso spinta da una necessità profonda di esprimere, far emergere e mostrare le emozioni che danno un senso alla vita. Un percorso severo con se stessa, mai appagata e sempre incerta sui risultati raggiunti, ma che per chi ne fruisce dimostrano una capacità ed una sensibilità profonda e immediata. I suoi lavori, tele quasi tutte ad olio ed ora spesso polimateriche a tecnica mista, dimostrano una ricerca verso la comunicazione cromatica e, fin dal suo inizio, con “Acqua forma” o “Colori della notte”, i giochi e gli effetti sfumati mirano a provocare una emozione diretta, più che ad un messaggio particolare.

In lei sempre si nota questo dualismo e questa doppia volontà: da una parte l’istintiva vibrazione dell’anima, diretta verso un mondo onirico ideale ( vedi “Prigioniera dei miei sogni”) e dall’altra la voglia di mandare un monito, uno spaccato sui sentimenti e le realtà positive della vita ( vedi “Da radice sana nasce nuova forza”).

Filo conduttore è sempre un ottimismo pacato ed equilibrato sul nostro essere e su ciò che dalla vita si vuole. Romina, pur nella sua fragilità di donna, sa cosa vuole per sé e conta su valori e certezze innegabili, cui spesso tutti noi tendiamo e che, a volte, sembrano irraggiungibili. La Donna e la figura quasi eterea ed evanescente che rappresenta nei suoi quadri, in parte umana ed in parte creatura della natura intera, spesso viene da lei utilizzata come il simbolo migliore dell’anima umana, ed attraverso la sua rappresentazione parla allo spettatore e diviene “la speranza”, “il cammino”, “la grande madre”, “percorsi”, “estasi”, “viaggio nel futuro”, esempio e mezzo in cui immedesimarci tutti.

Nell’ ultima serie di questo anno, in forme antropomorfe di tronchi  d’albero, uomini e donne, legati da un comune destino, si intrecciano formando figure, in cui radici, corpo e rami plasticamente e anche matericamente parlano a chi li osserva “gocciolando colore” e “trasudando emozione”.

La tecnica della gocciolatura poi è una sua particolare costante, attraverso la quale Romina accentua, con solchi di colore, l’emozione espressa dall’opera, come una sorta di sottolineatura di ciò che essa esprime.

La sua continua ricerca, anche tecnica, la porta a sperimentare la matericità della pittura e la tridimensionalità che con essa si può ottenere: “il volo di mongolfiera “ che ha realizzato ultimamente, dona una maggiore incisività alla mongolfiera rendendola ancora più “piena” di speranze e di emozioni che il “volo” già sa donare!

Il percorso che questa artista sta realizzando, tra curiosità tecniche ed espressive, è interessante e vivace, proprio come le opere che ne scaturiscono, creando aspettative e attenzione per la sua capacità di coinvolgere l’anima di chi la osserva.

 

                                                                                                                       

Inaugurazione mostra V.Politino
Inaugurazione mostra V.Politino

VINCENZO POLITINO

 

“Il verde dell’erba” 

La mostra ha il significativo titolo “Il verde dell’erba”, ed è costituita da splendide tele ad olio in cui la Natura è vissuta attraverso dinamici segni di colore, oltre il semplice riferimento visivo, entrando in sintonia con il respiro stesso e il palpito esistenziale che essa racchiude. Nel 2001 Politino entrò a far parte della collezione della Fondazione Renzo Melotti con una significativa opera presso l’Arcispedale Sant’Anna di Ferrara.

 “…La terra è umida, grassa quando piove a lungo e le montagne si vedono entro una breve distanza, nel verde che tutto ricopre come un mantello. Non c’è soluzione a questo verde che sempre ritorna, si frange sulla pianura come un’onda rovesciata sulla spiaggia...”Vincenzo Politino

 

“Terre e acque nell’immenso manto verde dell’erba”

Politino, artista a tutto tondo, espressivo e sensibile, legato alla sua terra ed alla solarità di essa, la Sicilia, ed alle verdi colline della terra veneta d'adozione. Nelle sue grandi tele graffia e dipinge manti erbosi, campi ventosi, acque corsive, mai fermi mai monotoni, ma sempre vivi e travagliati, attraversati dai ricordi e dai sogni di cui è piena la vita. Emozioni trasmesse da pennellate fluide e intense, dove i gialli i verdi ed i blu imperano e catturano. Racconti del cuore in cui perdersi insieme all'autore, entrando in empatia continua attraverso le corde di un pianoforte la cui dolce sinfonia fa viaggiare su terre e acque nell'immenso manto verde dell'erba..." (Francesca Mariotti)

Marrius
Marrius, pittore e poeta emiliano, sanguigno e irriverente, originale e coinvolgente personaggio che tra sincerità e stupore sembra giocare con la pittura senza pudore alcuno, istintivamente come un fanciullo. Le sue opere ci colpiscono e ci ammutoliscono per la loro forza espressiva e nello stesso tempo per la spontaneità con cui sono realizzate. Immagini e colori che escono da fondi scuri e impenetrabili. Temi, ricordi  ed esperienze che hanno segnato e travolto l’artista nella sua più profonda emotività. Le sue “Donne–Gatto”, misteriose e voluttuose creature che si fondono in un unico essere, ci guardano e ci ammaliano con magici occhi neri e profondi. La felina sinuosità delle figure ed il calore dei colori con cui sono realizzate hanno il fascino di ciò che la Magia sa suscitare, aprendo le finestre sul nostro più indefinibile ed istintivo essere.  Nei nuovi cicli affrontati, nuove tematiche ci trascinano in atmosfere sempre oniriche e magiche, addolcite da colori più morbidi e ombre caravaggesche, nelle “Magic Nights” e tra le “Violinists” di Marrius. Come un flash la mente ci riporta a numerose opere di Chagall, al suo arrivo a Parigi: anche in esse il cielo era invaso da un blu diffuso ovunque. La luna spesso illuminava paesaggi fatati, in cui sposi fluttuanti vagavano tra personaggi, delicati come ombre, suonando violini, violoncelli e mandolini. Ed ecco che le sue “White” “Duet” e “Love” Violinists, come per magia, prendono corpo e vengono costruite da colori che pian piano coagulano la luce rendendole visibili. La stessa emozione e la stessa magia ne “Il matrimonio” o “Parigi tra le due rive” che Chagall ha creato dagli anni ’10, diventando il grande poeta del colore che tutti conosciamo. Marrius è riuscito a mostrare con chiarezza la malinconia di alcuni suoi ricordi, e nelle sue ultime opere ci mostra una colorazione cambiata, profonda e introspettiva, in cui trovare noi stessi, la nostra anima più intima e segreta. Una vena di sofferenza arriva così a noi attraverso la sinfonia delle sue “Violiniste: insieme a lui riusciamo ad abbandonare le nostre paure e le nostre difese e possiamo quasi prendere il volo in Magiche notti, in cui la luce lunare tutto fa brillare nuovamente. Una luce diversa dai rossi e dai blu e dai gialli che illuminavano le Donne/gatto o gli Abbracci degli anni passati, una luce che, come la notte, scalda il cuore, permettendoci di sognare nuovamente. Scaturiscono così delicati e caldi “Portraits”, eleganti nelle figure malinconiche rappresentate. ..E il poeta che è in Marrius nuovamente affiora e si rigenera nell’eleganza della verità svelata dal sentimento, suo dichiarato “ incontrollabile impulso interiore”.

Francesca Mariotti

ANGELO FANTONI

 

Vele al vento nello Spazio infinito del Cosmo

 

Angelo Fantoni persona cordiale e creativa, come solo un artista emiliano può essere. La sua cordialità e positività si avverte dalle parole dai gesti e dalla “solarità” delle sue creazioni scultoree, realizzate con luminose combinazioni di forme in acciaio e con la sua produzione pittorica, ricca di colore e luminosità. Le sculture sono formate da assemblaggi e fusioni tra slanciate linee verticali e sagomate fantasie di intagli, in cui i giochi di forme e di riflessi si armonizzano in festose composizioni inneggianti la Natura e il divenire della vita. Dal mare e dallo spazio prendono così il via regate fantasiose o composizioni informali che tra gioiosi equilibri e turbinanti movimenti realizzano una sintesi perfetta della nostra vita, sempre in balia del vento ma anche guidata dalle stelle e dalla energica voglia di “tenere fortemente il timone” di ciò che ci riguarda. Oltre ogni confine e ogni dimensione troviamo “Cosmi” e “Regate” o “Spinnaker”, creati dalla fantasia e dall’abilità tecnica di questo artista, che plasmando e trasformando ritagli e oggetti di uso comune trova la loro anima e il “Significante” intrinseco in essi. Già nella pittura Fantoni ci mostra la sua necessità di tagli e linee definite che seguano le forme e ne accentuino la pregnanza. Nella scultura questo bisogno trova la propria più incisiva espressione: tagli puliti e definiti di lastre patinate e lucidate che, nonostante la materia fredda dell’acciaio, danno luce e passione ai sentimenti di apertura e di libertà, alle emozioni dell’Umanità, al forte palpito della nostra più profonda sensibilità. Emozioni grandi quindi prendono forma e si ergono ad esempio di quanto sia in realtà importante l’esprimersi e il cogliere, in noi e negli altri, ciò che ci anima e ci dona “la dignità di essere uomini”. Fantoni sa avvertire e comunicare con le sue fantasiose creazioni e composizioni tutto un mondo fatto di creature e di simboli, esprimendosi con leggerezza e semplicità, anche se in modo tutt’altro che semplicistico. Sole, cielo, acqua, gufi, ricci e vele diventano espressioni simboliche della vita e del suo continuo fluire tra infiniti corpi ed esperienze. La fantasia e la creatività del nostro artista la si può cogliere nel saper modificare strutture, oggetti e immagini in nome di una continua metamorfosi delle forme, intagliando e unendo segmenti, oggetti e materiali diversi per trasformarli in linguaggio e messaggio universale. Ciascun spettatore di fronte alle sue opere sente di appartenervi e di farne parte in una sorta di richiamo interiore a tutto ciò che può affratellarci gli uni con gli altri. Le sue magnifiche vele e regate suonano e ballano una sorta di “carosello della vita” in cui l’alternarsi del vento e l’ondeggiare del mare si armonizza e ci armonizza con il cosmo intero.

 Francesca Mariotti

"Vita Alchemica" di Laura Caramelli
"Vita Alchemica" di Laura Caramelli

LAURA CARAMELLI

Laura Caramelli, nata a Montelupo Fiorentino, paese alle porte di Firenze, famoso per l’antica produzione di ceramica artistica, nei primi anni ottanta affronta, nello studio di Patrick Hamilton, il disegno dal vero ed in particolare del nudo, sia nella forma classica sia come indagine del movimento. Più avanti, a seguito di Alexis Rago, approfondisce l’analisi della luce en plein air. Dal 1988 inizia a frequentare l’atelier di Marco Lisa dove viene attratta dall’uso degli stucchi metallici e dove riprende a modellare la terracotta. E’ l’epoca in cui frequenta per due anni la scuola di ceramica di Montelupo Fiorentino, con specifico interesse per l’applicazione al tornio. Nel 1989 incontra Roger Partridge che la indirizza alla scultura in pietra e in marmo eseguita sia in atelier che alle cave di Pietrasanta. Successivamente lavora in stretta collaborazione con Frances Raynolds, artista a cui far risalire il suo approccio al minimalismo e alla lavorazione del legno come materia primitiva. Nel 1995 entra a far parte del gruppo IBERNA con cui partecipa al concorso internazionale d’arte "Projet Uni Dufour", le cui opere, esposte al Musée d’Art e d’Histoire di Ginevra, sono pubblicate nel relativo catalogo. Attualmente il suo interesse è diviso tra pittura e scultura.

 

“Coinvolgenti lavori, quelli di Laura Caramelli, ricchi di pathos e di nostalgiche alchimie che ci riportano alla mente le sperimentazioni di Burri, per non pensare ai monocromi dello stesso Mirò con le grandi tele della serie Blu, in cui campeggiavano piccoli inserti geometrici, circolari e vaganti nell’Universo dell’opera. Anche per la Caramelli il fondo non è completamente puro ma “ombreggiato”, reso più intenso e caldo o dalle sfumature sul nero o dalla sovrapposizione di tele o garze o corde, ( vedi la serie “ricerca di equilibrio” del 2000), a costituire piani prospettici in movimento. Mirò vi inseriva delle “traiettorie” su un effetto quasi di spugnatura del colore di fondo, ed entrambi con lo scopo di catturare un moto, un’emozione vibrante sulla tela.

Sicuramente la padronanza della materia aiuta la nostra artista nell’elaborare opere, a tecnica mista, in cui l’indagine alchemica e psicologica vanno di pari passo. Le sensazioni che si vengono a creare infatti sono trasformazioni di stati mentali e di tecniche che partendo dalle più classiche, olio e acrilico, procedono, nelle mani dell’abile artista-alchimista, sino all’elaborazione ed all’inserimento dei più svariati materiali, sabbie, garze, reti e quant’altro, operando trasformazioni della materia del dipingere e giungendo ad opere di grande impatto visivo-tattile. Le sue creazioni stimolano lo spettatore ad una conoscenza che non si fermi alla semplice visione, ma arrivi ad un contato diretto con l’opera: si è attratti fino a toccarla ed a viverla come esperienza e necessità di simbiosi con essa. “Vita alchemica”, “Riflessi lunari” sono opere intriganti e in continua metamorfosi, pigliando da ogni nuovo contatto un qualcosa di diverso, attuando una sorta di elaborazione e arricchimento continuo sia in chi osserva che all’interno dell’opera stessa. Vera magia che solo l’arte riesce a creare quando esce dalla creatività di artisti eclettici e sensibili come Laura Caramelli. Ottimo percorso artistico che fa presagire grandi elaborati sia nella pittura che nella scultura, in cui sicuramente esprime la sua più intensa capacità manipolatrice della materia.” Francesca Mariotti

LAURA CARAMELLI

Sculture, tra forza e fragilità del nostro IO

 

Legno, cemento, pietra, plastica, ferro, materiali diversi che Laura Caramelli utilizza e piega alla sua frizzante e profonda vitalità di intenti. La sua continua e frenetica ricerca del SE’ e dell’IO, più nascosto e profondo, si manifesta nella scultura come nella pittura anche attraverso l’utilizzo di determinati legni e particolari accostamenti di materia e colore, che già dalla pittura materica, di cui ho parlato in precedenza, prosegue con coerenza e determinazione a mostrarci magnifici risultati. Nell’”Antonio1” possiamo così cogliere il contrasto tra il rosso passionale del legno e lo scuro volto che pesa sul cuore , esprimendo un contrasto tra ciò che è più superficialmente coinvolgente e la profondità del pensiero e del sentimento . Così come nel “Pendolo” la forza e la robustezza della struttura contrasta con la fragilità e sospensione della piccola sfera che ne sta sospesa in alto. In tutte le sue opere troviamo questa dicotomia tra materiali e tra simboli, una difficile convivenza che bene mostra la realtà in cui il nostro conscio ed inconscio spesso coesistono. Figure e simboli che stilizzati e utilizzati tra linee e tagli geometricamente perfetti e simmetrici, acuiscono il nostro stupore e stimolano la nostra curiosità. Come non essere catturati dalla semplice ma complessa rappresentazione insita nell’”Antonio 2”? Coerente percorso artistico quello di Laura che continua  a stimolare la nostra fantasia e le nostre emozioni più profonde.

 

Francesca Mariotti, 2008